“America is back”: ecco i primi provvedimenti di Joe Biden da presidente degli Stati Uniti

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Il Presidente Joseph R. Biden firma i suoi primi Ordini Esecutivi [via EPA-EFE/The Straits Times]

È il nuovo Presidente degli Stati Uniti da appena tre giorni, ma Joe Biden ha già dato prova di voler cambiare rotta all’America che abbiamo visto durante la presidenza Trump.

Mancano ancora quasi tutti i membri del suo Governo, che, prima di insediarsi, devono essere ratificati dal Senato (nel quale i Democratici hanno ottenuto la maggioranza, non si prevedono quindi sorprese), ma Biden, già a partire dal primo giorno, ha sfruttato poteri della sua carica firmando trenta “Ordini Esecutivi”.

Pur non essendo previsti in modo esplicito dalla Costituzione, questi sono da sempre i più potenti strumenti nelle mani della Presidenza, dalla quale sono prodotti e firmati: hanno forza di legge, ma non essendo provvedimenti legislativi (è appunto il potere esecutivo che gli emana) non possono essere modificati dal Congresso, che ha la sola possibilità di renderne difficile l’applicazione non garantendo, ad esempio, i fondi necessari alla messa in pratica. Possono quindi essere bloccati soltanto da un tribunale (fino ad arrivare, coi vari ricorsi, alla Corte Suprema) oppure essere rimossi dal Presidente che gli ha emanati o dai suoi successori.

Vediamone alcuni tra quelli che più sembrano richiamare le parole dello stesso Joe Biden durante il discorso d’insediamento, in cui affermava che, dal quel momento in poi, ci sarebbe stato “Molto da riparare, molto da risanare, molto da guarire”:

  • “La sfida dei 100 giorni con le mascherine” è questo il primo e forse il più simbolico dei provvedimenti, nel frattempo che le vaccinazioni procedono, mascherine e distanziamento fisico in tutte le proprietà del Governo Federale, con l’invito a Governatori e Sindaci di imporre altrettanto nelle loro giurisdizioni.
  • Il rientro nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, era stato Donald Trump a ordinare il ritiro degli USA, in polemica con la gestione della stessa e soprattutto per l’ingombrante presenza politica cinese. A guidare la delegazione statunitense all’OMS ci sarà il Dr. Anthony Fauci.
  • Molte le misure riguardanti “l’economia da Covid” con l’estensione della moratoria sugli sfratti e sui pignoramenti (fino a aprile), si stima infatti che circa il 20% degli affittuari siano in ritardo coi pagamenti. L’estensione del blocco dei pagamenti e degli interessi sui debiti degli studenti universitari (fino a ottobre), problema noto del sistema universitario americano, il debito studentesco totale si aggira su 1.500 miliardi di dollari. Un aumento dell’entità e della copertura dei programmi governativi di “assistenza alimentare”, ai quali si rivolgono già 7 milioni di americani.
  • Sulla lotta al cambiamento climatico, parte integrante del programma dei democratici, Joe Biden ha mantenuto una delle sue promesse riportando gli Stati Uniti dentro gli Accordi sul Clima di Parigi. Ha inoltre bloccato la costruzione di un discusso oleodotto, il Keystone XL; i lavori erano già stati bloccati da Obama e ripresero proprio grazie a uno dei primi ordini esecutivi di Donald Trump.
  • Infine il nuovo corso è evidente anche per quanto riguarda l’immigrazione, uno tra i temi che hanno reso possibile la candidatura e la vittoria Donald Trump nel 2016. Il cosiddetto “Muslim Ban”, ovvero il divieto di entrare negli USA se si proviene da sette Paesi a maggioranza islamica, che ha attraversato dal 2017 molte diatribe legali, è stato definitivamente sospeso; caso simile e opposto quello che riguarda la fine della sospensione del D.A.C.A. (Programma di azione differita per gli arrivi dei bambini) emanato da Obama, provvedimento volto ad evitare che, chi è arrivato in maniera irregolare negli Stati Uniti da bambino (dunque non sotto la propria responsabilità) e che sarebbe privo di un posto nel quale “tornare”, sia espulso dal Paese.
    Concluso anche, tramite ordine esecutivo, lo “Stato d’emergenza” nazionale, usato da Trump per deviare parte dei fondi del Dipartimento della Difesa per la costruzione di quella che è stata probabilmente la sua promessa più famosa, il muro al confine col Messico.

Le sfide per la nuova amministrazione certo non finiscono qui e non saranno sempre facili come firmare un ordine esecutivo, la buona parte dovrà infatti passare da un Congresso che non ha certo un’ampia maggioranza democratica, dai prioritari aiuti economici per mitigare gli effetti della pandemia, ai grandi progetti di riforma promessi in campagna elettorale (dal “Green New Deal” a una nuova riforma sanitaria). Ma la vera sfida, ancora più ambiziosa e difficile, per Joe Biden sarà un’altra, guarire l’America, non tanto dalla pandemia ma dalle sue fratture: economiche, politiche, razziali.

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