Governo Draghi, maggioranza con numeri ampi per reggere rottura di un singolo partito?

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Il governo Draghi è destinato ad essere “ballerino” fino a quando tutti e tre i gruppi scontenti ne faranno parte, ma assurdamente diventerà più “solido” quando e se uno dei tre lascerà. Questo è, in sintesi, il pensiero del videoblogger Luca Donadel. 

“Per tutti quelli che mi stanno chiedendo di commentare questo nuovo governo, nei miei video metto luce su fatti non noti, quello che sta accadendo adesso è sotto gli occhi di tutti“, ha detto Donadel attraverso la propria pagina Facebook.

Tutti felici e s-contenti

Mentre la base del PD è furiosa per l’inciucio con la Lega e la presenza di Brunetta, Carfagna e Cartabia in un governo sostenuto dal loro partito – spiega Donadel –  la base dei 5Stelle è furiosa per la mancanza del loro dio Conte nel Governo. La base della Lega, invece, è furiosa perché si sono presi tre ministeri semi-ininfluenti (Turismo l’anno in cui nessuno viaggia, Mise senza delega all’energia)”.

Nessuno ha i numeri per far cadere il governo

Donadel ha spiegato che “se Renzi aveva i numeri per far affondare Conte“, come ha dimostrato, nessuno dei tre partiti di maggioranza del governo Draghi ha numeri tali  per replicare la debacle. Al  contrario, essendo la maggioranza così vasta, il “governo di fatto reggerebbe anche senza uno dei tre partiti, e i due rimanenti si cannibalizzeranno i ministeri di quello che ha lasciato”.

Potendo contare su almeno 288 voti a favore al Senato, che potrebbero crescere fino a sfiorare i 300 (la maggioranza assoluta è fissata a quota 161), e oltre 580 alla Camera (la maggioranza assoluta è pari a 316), il governo Draghi sembra al riparo dall’eventuale ricatto di un singolo partito.

Infatti, anche qualora dovesse venire meno il sostegno al governo Draghi da parte dei 5 Stelle (partito che attualmente detiene il più alto numero di seggi), la maggioranza avrebbe comunque numeri ampi da consentirgli di superare la maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento (solo al Senato l’esecutivo potrebbe contare su almeno 196 voti). 

 

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