Scuole superiori di 4 anni: le idee del nuovo Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi

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Patrizio Bianchi

Patrizio Bianchi è il nuovo Ministro dell’Istruzione eletto dal neopresidente Mario Draghi.

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Il neo-ministro ha rilasciato un’intervista per Professionisti Scuola Network, in cui spiega le prossime mosse che saranno adottate nel campo dell’istruzione, vessato dalla pandemia da Covid-19.

Necessità di investire nell’istruzione

Rettore fino al 2010 dell’Università di Ferrara, Patrizio Bianchi è laureato in Scienze Politiche con Lode all’Università di Bologna, professore ordinario di Economia applicata e titolare della Cattedra Unesco in Educazione, crescita ed eguaglianza presso l’Università di Ferrara.

Il neoministro (subentrato a Lucia Azzolina) ha ribadito la necessità di investire nell’istruzione: “La scuola è il pilastro dello sviluppo; lo sviluppo è conoscenza, ma conoscenza diffusa, partecipata, e inclusiva e solo una scuola aperta, democratica e pienamente inclusiva può garantire una base per una crescita che coinvolga l’intero Paese, l’intera società”.

Allo stesso tempo, Bianchi è convinto che bisogna dare alla scuola l’autonomia di cui parlava Luigi Berlingue (ministro dell’istruzione in più occasioni) che sarebbe stata dovuta concedere molto tempo prima: “Come esito siamo giunti impreparati a questa vicenda Covid, che ha messo in evidenza i ritardi digitali delle nostre persone. Riaprire il cantiere Autonomia scolastica oggi vuol dire più che mai riaprire il dialogo con il territorio attraverso Patti educativi di comunità, che ristabiliscano la passione collettiva di una comunità per la propria scuola e nel contempo la partecipazione e condivisione di una scuola che venga vista come luogo dell’integrazione e dell’inclusione sociale come base di un nuovo sviluppo”.

Scuole superiori di 4 anni

Volontà di Patrizio Bianchi è quella di rendere gli ITS (Istituti Tecnici Superiori) più professionalizzanti, seguendo un modello tedesco, ma anche scandinavo – con scuole superiori da 4 anni.

Le scuole sarebbero più intense, ma anche più professionalizzanti, con il fine di evitare la dispersione scolastica e il conseguente disimpiego dei giovani.

“Nella mia esperienza di Assessore a scuola, formazione e lavoro della Regione Emilia-Romagna – spiega Bianchi – ho visto nella formazione professionale una leva necessaria per ridurre la dispersione, dando a ognuno un’opportunità, ma essenziale per uno sviluppo ampio e inclusivo”.

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