Sci, ministro Turismo Garavaglia attacca Speranza: “E’ mancato rispetto per lavoratori montagna”

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Già a partire da prossimo decreto Ristori bisognerà dare una risposta concreta al turismo della montagna, fortemente penalizzato dalla scelta del governo di protrarre la chiusura degli impianti almeno fino al 5 marzo prossimo. Così si è espresso il neo ministro del Turismo, Massimo Garavaglia.

Nel corso di una conferenza stampa a Milano, commentando la decisione di rimandare l’apertura degli impianti sciistici, Garavaglia ha sottolineato come “ci sia stato un danno legato alla scelta del governo“, motivo per cui “serviranno indennizzi, poichè è sbagliato parlare di ristori quando si arreca un danno”.

“Nell’ordinanza del ministro Speranza sullo sci è mancato il rispetto per i lavoratori della montagna“, ha aggiunto Garavaglia, che preferisce non entrare nel merito del metodo, pur ammettendo che “non può funzionare così”.

Garavaglia ha partecipato a una riunione nella sede dell’ente regionale con, tra gli altri, il governatore Attilio Fontana, per “capire l’entità” del danno subito degli operatori della montagna. Secondo il ministro del governo Draghi, “era importante capire l’entità” di questo danno “per avere dei suggerimenti concreti per poter dare una risposta concreta subito, già nel prossimo decreto“, il cosiddetto Ristori quinquies.

La decisione del governo Draghi

ll ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato ieri un provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo 2021, data di scadenza del Dpcm 14 gennaio 2021.

“Alla luce dei nuovi dati delle varianti e dei nuovi dati diffusi dall’Iss di venerdì, condivisi con le Regioni, che registrano un aumento delle varianti preoccupante, noi sconsigliamo ogni nuova apertura di qualsiasi struttura sciistica. Poi decidono la politica e i governatori”. E’ quanto ha afferma il Cts rispondendo così ad un parere chiesto dal ministro Roberto Speranza sull’argomento.

“Serve grande prudenza perché le varianti si stanno diffondendo velocemente, – spiega il comitato di esperti – siamo al 18% sul territorio nazionale e rischiamo di avere una rapida sostituzione della variante con il ceppo originario e questo è pericoloso”.

 

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