Covid, è inversione di tendenza: sempre più giovani ricoverati, si torna in DAD?

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Scuola coronavirus

Nonostante le misure restrittive messe in atto, il virus continua a diffondersi sempre più velocemente e, se inizialmente ha rappresentato un vero e proprio pericolo per le fasce d’età più avanzate e per i soggetti immunocompromessi, adesso l’incidenza della fascia dei giovani al di sotto dei 20 anni ha superato, già da gennaio, quella degli adulti.  

Inversione di tendenza: il Covid si diffonde maggiormente fra i più giovani

Solo nel mese di febbraio, l’incidenza di casi COVID-19 fra i giovani è aumentata moltissimo: in Toscana la percentuale di under 20 malati di coronavirus è salita al 24%, a Ferrara una ragazzina di 11 anni lotta da giorni tra la vita e la morte e non sarebbe l’unica nella medesima situazione.
Il valore più alto è registrato tra i 13-19 anni, poco meno di 200 casi ogni 100 mila abitanti, mentre nei più piccoli è minore.

In atto, dunque, una vera e propria inversione di tendenza rispetto a quanto accaduto lo scorso anno. Al di là della contagiosità giovanile, ciò che desta particolarmente preoccupazione è l’incidenza dei sintomi più gravi. Sono infatti numerosi i casi che riportano clinicamente patologie di polmoniti bilaterali nei giovani: ne è l’esempio il figlio dell’attore di Massimo Ghini, ricoverato per una polmonite bilaterale a 25 anni, dopo una festa tra amici. L’attore, visto quanto accaduto al figlio, ha deciso di sensibilizzare il pubblico:

“Il virus ora non colpisce solo gli anziani ma anche i giovani ed è diventato molto più pericoloso. Tutto è nato da un assembramento. Mio figlio e un gruppo di suoi amici avevano deciso, visto che non ne potevano più, di incontrarsi in una casa e avevano fatto tutti il tampone rapido. Invece non è servito a niente.”

Ufficiale il ritorno in DAD?

L’emergenza pandemica ancora in corso ha portato non poche problematiche e l’aumento dei casi Covid fra i giovani comincia a rappresentare una nuova minaccia, soprattutto all’interno degli edifici scolastici che hanno ripreso regolarmente le lezioni in presenza.
Si pensa, infatti, ad una nuova chiusura delle scuole, con il ritorno della tanto discussa didattica a distanza.

Lucia Lombardo, rappresentate degli studenti nel Consiglio di amministrazione dell’Università La Sapienza di Roma, ha lanciato un appello ai suoi coetanei, proprio nel giorno in cui hanno inizio i tamponi sugli studenti: “Troppo spesso vediamo in televisione immagini sconvolgenti di assembramenti dove le norme di sicurezza anti-Covid non sono seguite. Dobbiamo tornare a vivere gli spazi della collettività e a tornare in aula in sicurezza, ma per farlo occorre rispettare oggi più che mai le regole.

Sicuramente la tensione e la paura di poter contrarre un’infezione determinata dal virus comincia pian piano a crescere anche fra i giovani, che iniziano, così, a rendersi realmente conto di quanto possa essere pericoloso non rispettare le norme stabilite ormai da un anno.

Non è colpa della variante inglese

A smontare questa teoria infondata è Carlo Federico Perno, responsabile del dipartimento di Microbiologia al Bambin Gesù di Roma che spiega:

“I bambini e i ragazzini si infettano di più per il semplice fatto che tutti ci infettiamo di più. Non passino messaggi fuorvianti”.

Inoltre, anche diversi medici del King’s College di Londra  hanno pubblicato un articolo sul Lancet per dimostrare come la variante inglese non renda il Covid più pericoloso per i bambini.

Il Consiglio di Stato chiede, fra l’altro, un’urgente rilevazione specifica dell’impatto dell’uso prolungato delle mascherine a scuola per i bambini tra i 6 e i 12 anni, in quanto effettivamente non sono mai stati provati gli effetti a lungo termine sull’utilizzo prolungato delle mascherine.

In ogni modo si rivela comunque necessario fare il possibile per ridurre l’aumento dei contagi, evitando assembramenti e rispettando le regole stabilite dal Governo. Solo così sarà possibile vincere una volta per tutte il virus, ancor prima che i giovanissimi possano ricevere la somministrazione del vaccino.

 

 

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