Coronavirus e vaccino, cosa fare in caso di sintomi da trombosi? Lo spiega uno studio medico

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Dopo i gravi casi di trombosi verificatasi in Italia, ma anche all’estero, dopo la somministrazione del vaccino Astrazeneca, la paura ha cominciato a dilagare a macchia d’olio nei confronti di questo tipo di vaccino. Molti di coloro che erano stati inseriti all’interno della lista per il vaccino hanno cominciato a disdire i vari appuntamenti, cercando di ricercare l’inoculazione del vaccino Pfizer.

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Nonostante comunque la società produttrice del vaccino abbia cercato di arginare la polemica, prima cambiando nome e successivamente inserendo all’interno del bugiardino il fatto che comunque il vaccino potrebbe portare alla formazione di trombosi, questo non ha smorzato di fatto né la polemica né la paura. Inoltre dopo le misure prese dall’ex-Astrazeneca si sono verificati recenti nuovi casi di trombosi.

A questo punto occorre pensare a come ricorrere ai ripari qualora, dopo l’inoculazione del vaccino, sorgessero casi di trombosi. Secondo alcuni studi recentissimi infatti occorre cominciare da subito a comprendere quali sono i sintomi legati all’insorgere di trombosi. Innanzitutto ci sono due tipologie di sintomi, una tipologia legata a fattori neurologici e una legata a fattori non neurologici.

Nel primo caso i sintomi sarebbero: cefalea, dolori neurologici focali, crisi epilettiche e vista offuscata; mentre nel secondo caso i sintomi sarebbero: dolore addominale e toracico, dispnea, edema agli arti inferiori.

Inoltre occorre anche tenere in ampia considerazione il fattore relativo ai tempi di insorgenza dei sintomi, infatti questi vanno dai 4 ai 20 giorni dalla somministrazione vaccinale.

Indicazioni generali nel caso dell’insorgere di sintomi da trombosi

Secondo questi recenti studi sono state emanate delle indicazioni generali per il momento in cui sorgono i sintomi, queste indicazioni prevedono il ricovero per l’osservazione, la ricerca delle varie trombosi in base ai sintomi legati quindi siano essi neurologici o non neurologici, infine l’esclusione di altre forme di trombosi.

Altro elemento molto importante da prendere in considerazione secondo questo studio sono le indicazioni terapeutiche che riguardano proprio la trombosi, infatti è bene ricordare quali sono i passi che devono essere evitati. Evitare l’assunzione di eparina sodica, la somministrazione di anticoagulanti e possibilmente anche la somministrazione di concentrati di piastrine (in caso di trombocitopenia).

Quindi dopo aver elencato quanto c’è da evitare, lo studio si concentra clinicamente su quanto occorra preferire per il trattamento delle trombosi. Sono infatti da preferire nelle cure i derivati eparinici sintetici, ma anche inibitori diretti dei fattori Xa e Ila. Lo studio considera inoltre il fatto che si possa prendere in considerazione la plasmaferesi.

Questi studi non sono ovviamente campati in aria, ma si basano su testi scientifici che hanno studiato casi di trombosi e di trombocitopenia indotti da eparina, ma anche e soprattutto ricerche che hanno evidenziato e studiato casi di trombocitopenia indotta da eparina a seguito della vaccinazione contro il Covid-19. Questi testi sono stati divulgati dal ricercatore Andreas Greinacher, ricercatore tedesco facente parte dell’Istituto di Immunologia e Trasfusioni dell’Università di Greifswald.

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