Paura per due pescherecci italiani a poche miglia dalla Libia. L’armatore: “Noi non andiamo via”

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peschereccio giuseppe schiavone

Paura per due pescherecci di Mazara del Vallo che si trovano di fronte alle coste della Libia.

Si tratta del “Giuseppe Schiavone” e del “Nuovo Cosimo” che da diversi giorni stazionano a poche miglia al largo delle coste della Cirenaica, intenti in attività di pesca. “Si tratta di un’attività altamente pericolosa e suscettibile di comportare conseguenze gravi non solo per le imbarcazioni ma anche per gli equipaggi”, ha scritto il capo dell’Unità di Crisi della Farnesina, Stefano Verrecchia, in una lettera inviata al sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci. Ma i comandanti dei due pescherecci non sembrano intenzionati a tornare indietro visto che hanno fatto sapere di voler restare in zona per almeno tre settimane.

Allarme per la reazione della Libia: la nota della Capitaneria

La Libia nonostante nelle ultime settimane sembra aver trovato un minimo di stabilità con il governo di unità nazionale guidato guidato dal premier Abdulhamid Dbeibah, non è certo una delle zone più felici del pianeta. Infatti i conflitti tra le varie tribù sono all’ordine del giorno. Lo sanno bene anche dalla Capitaneria di porto di Mazara del Vallo che ha allertato la società armatrice “De Santis srl” affinché, per i due pescherecci “il comando di bordo adotti urgentemente ogni utile iniziativa per la sicurezza degli equipaggi e delle imbarcazioni”. Una situazione in evoluzione e che va risolta con il rientro in loco, quindi nella zona di mare tricolore, da parte degli equipaggi che ancora si trovano in acque libiche come accertato dalla stessa Capitaneria di porto.

La zona di protezione della pesca classificata come altamente pericolosa

Ma dove si trovano i due pescherecci? Lo spiegano bene i sistemi di controllo della Capitaneria di porto che hanno accertato che i pescherecci hanno fatto ingresso all’interno della “Zona di protezione della pesca” proclamata unilateralmente nell’anno 2005 dalla Libia, con l’intento di esercitare nella stessa i diritti di sovranità sulle risorse ittiche. La zona, dunque, è ritenuta dalla Capitaneria di porto “altamente pericolosa perché quelle acque risultano vigilate da motovedette riconducibili alle istituzioni libiche, che svolgono servizio di pattugliamento per il contrasto dell’attività di pesca non autorizzata, specie nei confronti di motopesca stranieri, attuando operazioni di abbordaggio, fermi di polizia ed azioni armate”, ha scritto la Capitaneria alle società armatrici.

L’armatore dei due pescherecci: “Per noi è vitale restare lì”

Molto preoccupato è naturalmente anche il sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci. Il primo cittadino del Comune da dove provengono i pescherecci infatti si è detto “profondamente preoccupato, perché potremmo rivivere gli stessi momenti che abbiamo vissuto nel settembre scorso con il sequestro dei nostri equipaggi”. Il sindaco Quinci ha anche aggiunto: “Stamattina ho sentito l’armatore dei due pescherecci Salvatore De Santis al quale ho rappresentato quanto mi è stato comunicato dall’Unità di crisi ma toccherà a lui ora vagliare la situazione e capire che fare”. La risposta dell’armatore è stata comunicata dallo stesso Quinci: “I due pescherecci si trovano a 40 miglia da Bengasi, in acque internazionali quella è una zona molto ricca di pesce e, quindi, per noi è vitale lavorare lì”.

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