“La mafia non è invincibile”: ecco cosa deve restare della strage di Capaci, 29 anni dopo

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Strage Capaci

Il 23 Maggio 1992 con un bomba da 500 kg di tritolo, Cosa Nostra uccideva il magistrato antimafia Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Un’esplosione così forte che oltre ad aver ucciso Falcone ha fatto tremare lo Stato italiano e ha fatto risvegliare la coscienza di molti arresi.

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Il contenuto dell’audio inedito

Nel 29 anniversario della strage di Capaci, è disponibile un audio inedito di Giovanni Falcone, concesso da Askanews: “Ieri ho avuto una lunga discussione, quasi uno scontro con i colleghi di Milano che si lamentavano perché a Palermo non si potevano fare pedinamenti, non si potevano scoprire cose. Dicevo: c’è una piccolissima differenza. A Milano voi fate i pedinamenti. Qui si muore per queste cose“.

Quel che colpisce, come sempre, nonostante gli anni che passano, è la consapevolezza della situazione che Falcone aveva e che, nonostante tutto, non l’ha mai fatto desistere dal suo servizio civile. Già nel giugno 1989, Falcone era scampato a un attentato, nella villa al mare affittata per le vacanze, all’Addaura.

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La responsabilità civica, come eredità di Falcone

Sebbene in Sicilia la situazione fosse più compromessa, Giovanni Falcone però ha sempre lottato affinché la lotta alla mafia fosse una cosa nazionale, come effettivamente era, una lotta in cui tutti sono implicati.

Si perdoni il cambio di latitudine, ma ci sono pensieri che ricorrono e ritornano, pensieri sempre validi. Sembra opportuno allora citare Sartre: “Le più atroci situazioni della guerra, le peggiori torture non creano una situazione inumana: non vi è situazione inumana; soltanto con la paura, la fuga e il ricorso a comportamenti magici io potrei decidere dell’inumano; ma questa decisione è umana e io ne porterei l’intera responsabilità“.

Nonostante contesti sociali e tempi diversi, i grandi uomini condividono lo stesso impegno morale nei confronti di sé, degli altri e della realtà. Richiamare tutti alla responsabilità della lotta alla mafia è, oggi che è morto, il più grande lascito di Falcone: “non è un qualcosa al di sopra delle capacità umane e quindi siamo tutti tranquilli, non è un mostro che fa terrorizzare, è un’organizzazione criminale, da combattere. La mafia non è invincibile“.

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