“Lo sterco e l’urina di mucca non curano il Covid”: arrestati un giornalista e un attivista in India

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Il mese scorso il giornalista indiano Kishorechandra Wangkhem assieme all’attivista Erendro Leichombam sono stati arrestati per aver postato su Facebook il fatto che lo sterco e l’urina non curano affatto il Covid-19.

La polizia non ha esitato un attimo a fare incursione nella casa del giornalista, dove vive con moglie e tre figli, rispettivamente di sette anni, tre anni e nove mesi.

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L’abitazione dell’uomo è stata completamente presa d’assalto al fine di arrestarlo, a quanto dice la moglie i bambini erano tutti terrorizzati. Il primogenito si è prodigato a calmare il secondogenito che “ha iniziato a piangere e non riusciva più a trattenere le feci“.

La stessa cosa è avvenuta a circa cinque chilometri di distanza dove vive l’attivista Leichombam. La casa è stata presa d’assalto nel cuore della notte da un gruppo di agenti di polizia, che avrebbero persino aggredito l’anziana madre dell’uomo. Stando al racconto della donna non gli hanno dato nemmeno la possibilità di cambiarsi.

L’anziana donna ha detto che il ragazzo “non ha opposto resistenza all’arresto” e che dopo l’aggressione “ho avuto difficoltà a respirare per 15 giorni“.

L’arresto di Wangkhem e di Leichombam è arrivato dopo che diversi funzionari si erano lamentati dei post che pubblicavano sul Facebook, dicendo – con tono sicuramente polemico – che lo sterco di vacca e l’urina non erano la soluzione alla cura del Coronavirus.

Detenuti perché potrebbero costituire un pericolo per l’ordine pubblico e il suo mantenimento

Leichombam aveva scritto chiaramente che la soluzione era credere nella scienza e nel buon senso. Wangkhem invece aveva detto chiaramente che sterco e urina non avevano funzionato per nulla.

I due sono detenuti da oltre 40 giorni in carcere a seguito della decisione del giudice che ha applicato il National Security Act, questo perché i due “potrebbero mettere in pericolo il mantenimento dell’ordine pubblico“.

Le famiglie hanno rivolto un appello al magistrato di distretto che però è stato respinto. A questo punto le famiglie attendono una risposta da parte del Governo centrale e se ciò non avverrà non esiteranno a rivolgere all’Alta Corte dello Stato del Manipur.

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