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Cultura

Morto lo scrittore Daniele Del Giudice, aveva da poco ricevuto il Campiello alla carriera

Dopo una lunga serie di premi che avevano costellato la sua carriera, sabato Daniele Del Giudice aveva ricevuto il Premio Campiello alla carriera, nella sua amata Venezia, dove aveva deciso di vivere.

Purtroppo però questa notte  Del Giudice, a seguito di una grave malattia neurologica è morto all’età di 72 anni.

Leggi anche -> Morto Roberto Calasso, scrittore e storico editore di Adelphi

Del Giudice era stato scoperto dal grande Italo Calvino che lo aveva “tenuto a battesimo” con la sua prima pubblicazione ‘Lo stadio di Wimbledon’ del 1983.

In questo testo Del Giudice aveva raccontato la storia – in prima persona – di uno scrittore che a Trieste si mette sulle tracce di Bobi Blazen, l’autore centrale nella creazione della casa editrice Adelphi e che Roberto Calasso ha omaggiato con il libro postumo ‘Bobi’.

Impossibile da incasellare in correnti letterarie, Del Giudice aveva cercato di esplorare l’amicizia, i rapporti umani, come nel secondo romanzo ‘Atlante occidentale’. Eppure Del Giudice non si è mai soffermato troppo su questo, perché dietro a questa esplorazione ha sempre cercato di intuire il futuro dell’umanità, di ricercare la sostanza storica verso la quale il mondo si muove.

Daniele Del Giudice è sempre stato poco avvezzo alle apparizioni pubbliche, tanto che aveva scelto un luogo di ritiro particolare a Venezia sulla Giudecca, lontano dagli sguardi e immerso nel silenzio.

“Nella percezione le cose non sono affiancate ma simultanee”: così parlava Del Giudice

Le sue opere però avevano destato l’attenzione dei critici che proprio per queste sue opere lo avevano insignito di premi come il Bagutta nel 1995, il Giovanni Comisso nel 1985 e il Viareggio Opera prima per quel famoso – e già citato – ‘Lo stadio di Wimbledon’ con il quale aveva debuttato.

Possiamo definire Daniele Del Giudice un filosofo della letteratura, perché come disse in una intervista a Claudio Magris: “Nella percezione le cose non sono affiancate ma simultanee e così dovrebbe essere nella narrazione“.

Una filosofia e una ricercatezza dello stile che lo hanno sempre lasciato fuori dagli schemi prefissati della narrazione e forse è proprio questo che lo ha reso unico e così apprezzato.

Tobias Fior

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