Scambiata nella culla alla nascita, ragazza chiede risarcimento record per la vita che le è capitata

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scambio neonati

A 19 anni, una ragazza di Logroño, Spagna, ha scoperto di essere stata ‘destinata’ a una famiglia che non era sua, per uno scambio di culla all’ospedale. Adesso chiede 3 milioni di danni per la situazione problematica famigliare che le è toccata in sorte.

Il 7 e l’ 8, Spagna Edition

Esattamente come Ficarra e Picone nella pellicola ‘Il 7 e l’8’, una ragazza spagnola è stata scambiata alla nascita nella culla dell’ospedale, crescendo in una famiglia diversa da quella biologica.

Secondo quanto riportato, le due bimbe nacquero lo stesso giorno in un ospedale di Logroño ora dismesso.

Le neonate furono incubate prima che conoscessero le rispettive madri o, meglio, prima che le madri le potessero conoscere e riconoscere successivamente. Poi lo scambio, un errore che per 15 anni non è stato svelato per circostanze fortuite.

culla neonati

Le due ragazze coinvolte, su cui si mantiene l’anonimato, sono venuta a conoscenza dello ‘scambio di vita’, solo perché una delle due aveva intrapreso una causa legale contro il padre adottivo, per una situazione famigliare che definire difficile è un eufemismo.

La nonna, a questo punto adottiva, aveva intrapreso azioni giudiziarie contro il figlio, il padre adottivo della nipote, in quanto tutrice legale della stessa, perché l’uomo era inadempiente negli obblighi di mantenimento.

Lui si è sempre rifiutato di pagare, perché sosteneva la giovane non fosse sua figlia.

La richiesta di risarcimento

La storia è diventata di interesse nazionale, dopo che il giornale locale ‘La Rioja’ ha divulgato l’insolita storia, che ha anche un altro risvolto clamoroso.

Infatti la ragazza, oggi 19enne ha chiesto 3 milioni di risarcimento. Dopo l’analisi del DNA, che ha confermato la versione del padre, adesso la ragazza chiede i danni per la situazione infelice in cui è stata ‘destinata’ a vivere.

Benché l’assessora regionale alla Salute de La Rioja, Sara Alba, abbia dichiarato ai cronisti che lo scambio fu causato da “un errore umano”, la dismissione dell’ospedale non ha reso possibile individuare il responsabile dello scambio.

 

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