“Sono felice e onorato”: Amadeus a Sanremo come Mike Bongiorno e Pippo Baudo – come andò allora?

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A distanza di un mese dalla terza riuscitissima edizione del Festival di Sanremo, la Rai non ha perso tempo, blindando per altri due anni il presentatore di punta del momento – ormai volto familiare nelle case di tutti gli italiani – colui che è riuscito, dopo anni di oblio (anche personale) a riportare in auge soprattutto tra i giovani una kermesse sonora che sapeva di passato, datato e poco innovativo ed attrattivo per le nuove generazioni, lontane dalla televisione.

Amadeus

Amadeus, infatti, è stato confermato come direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo, non solo per il 2023, ma anche per il 2024. Insomma, è il caso di dire che squadra che vince non si cambia, soprattutto se va così tanto bene, anche in tempi di pandemia.

L’annuncio è stato dato questa mattina durante un incontro nel quale l’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes, insieme con il direttore del Prime Time Stefano Coletta, ha ricevuto Amadeus che ha così commentato – come riportato dall’Ansa – la riposta fiducia nel suo operato per i prossimi due anni: “Sono felice e onorato della proposta dell’amministratore delegato Carlo Fuortes e del direttore del Prime Time Stefano Coletta. Aver ricevuto adesso questa proposta mi permette di lavorare da subito. Non vedo l’ora di iniziare”.

Amadeus tra gli dei dell’Olimpo dei presentatori

Ma Amadeus, l’uomo dei record di Sanremo, non è il primo presentatore al timone del Festival per ben cinque anni consecutivi. Prima di lui, infatti, due grandi della televisione italiana erano riusciti nell’impresa: Mike Bongiorno dal 1963 al 1967 e Pippo Baudo dal 1992 al 1996.

Ai tempi del boom economico, Sanremo rappresentò una di quelle manifestazioni nazionalpopolari che riunivano davanti alla televisione famiglie intere, vicini e persone poco avvezze al tubo catodico, ma appassionate della musica leggera nostrana rappresentata nel mondo da Domenico Modugno e Claudio Villa, teste di serie anche della kermesse canora.

All’epoca il Festival veniva ospitato al Casinò di Sanremo e nel febbraio del 1964, ottenne una media di 14 milioni di telespettatori. Nel 1965, invece, il Festival di Sanremo raccolse il 30 gennaio una media di 17,2 milioni di telespettatori, risultato assolutamente migliorato nel 1966 con una media di 21,3 milioni di telespettatori, la stessa ottenuta nella burrascosa edizione del 1967, quando il cantautore della scuola genovese, Luigi Tenco, si suicidò a seguito dell’eliminazione dalla gara, da parte della giuria, con la sua splendida “Ciao amore Ciao”.

Trent’anni dopo Pippo Baudo eguagliò, in una buona parte, quegli incredibili risultati. L’edizione del 1992, malgrado l’inizio turbolento, Baudo aveva appena dato inizio alla serata, quando il noto “disturbatore” Mario Appignani, detto “Cavallo pazzo”, irruppe sulla scena gridando “Questo Festival è truccato! Lo vince Fausto Leali!”; in realtà a vincere alla fine sarà Luca Barbarossa con “Portami a ballare”, ebbe, infatti, una media di quasi 13 milioni di telespettatori.

Nel 1993, il festival ricordato per il debutto musicale di Laura Pausini, ottenne una media di 15 milioni di telespettatori, mentre nel 1994 la media si abbassa un bel po’, tornando sui 12 milioni, per poi avere una buon incremento nel 1995: una media di quasi 17 milioni di persone vide, infatti, in televisione la vittoria di Giorgia. Ma il trend è ritornato negativo nell’ultimo anno conclusivo del suo mandato quinquennale: solo 12 milioni di telespettatori, infatti, nel 1996 hanno acceso la tv per vedere Sanremo.

E Amadeus, in questi anni di conduzione, non è stato di certo di meno. Lo share toccato, ad esempio, dalla seconda serata del Festival appena conclusosi ha fatto registrare picchi altissimi, arrivando ad eguagliare la seconda serata del 1995, presentata proprio da Pippo Baudo che fece segnare il 65.42%.

La serata finale del Festival, invece, ha fatto registrare 13 milioni 380 mila spettatori e uno share del 64.9%. In termini di concentrazione percentuale, è il Sanremo più visto degli ultimi 25 anni. Bisogna andare ancora una volta al 1997 per trovare un risultato migliore: presentava Mike Bongiorno con Piero Chiambretti e Valeria Marini e vinsero i Jalisse con “Fiumi di parole”. All’epoca, il Festival segnò il 68.29% di share con quasi 16 milioni di spettatori.

Ma il miracolo televisivo di Amadeus, che ha portato una vera e propria boccata d’aria fresca non sono al Festival, ma anche alla Rai, non si è fermato qui. L’ultimo Sanremo fa meglio anche del 1994 (le serate però erano quattro: 60.63%), del 1996, del 1998, del 1999. Tutte edizioni che in finale hanno fatto meno share del Sanremo 2022 di Amadeus.

Insomma, con questi numeri esorbitanti c’era da aspettarsi una nuova collaborazione per l’anno prossimo, ma addirittura per due, mostra la totale fiducia nel lavoro di Amadeus che ha fatto molto anche in termini internazionali: oltre Mahmood e Blanco, idoli della generazione Z, la vittoria dell’anno scorso al Festival di Sanremo dei Maneskin ha riportato pure, dopo 31 anni, l’Eurovision in Italia, con un genere poco popolare e diffuso qui in Italia, il rock (o glam rock) tutto nostrano che ha raccolto inaspettati proseliti in giro per il mondo, conquistando anche i Rolling Stones e Iggy Pop.

Le premesse per fare bene anche nei prossimi due anni, quindi, ci sono tutte.

 

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