“Non famola tragica” – e poi la tragedia: omicidio di Quinto, la disperazione della madre

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La tragedia di Quinto si sarebbe potuta scongiurare? La madre della vittima, nonché del carnefice: “Alice poteva essere ancora viva”

Un litigio, l’ennesimo, forse per denaro, e poi le coltellate, alla schiena e all’addome, che hanno spezzato la vita di Alice Scagni, 34 anni.

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Ad infliggerle il fratello 41enne, Alberto Scagni, che ha aspettato sotto casa la sorella che sapeva che sarebbe uscita a portare fuori il cane.

Una tragedia famigliare immane, che si è consumata sotto gli occhi attoniti del marito che, probabilmente sentendo le urla della moglie, si è affacciato al balcone.

Proprio lui che, per paura che potesse esserci Alberto, le aveva raccomandato di non uscire da sola.

Una tragedia che poteva essere evitata, questa, almeno secondo quanto dichiarato dalla madre dei due fratelli, Antonella Zarri, direttrice della filiale della banca Carige.

Parole, le sue, che senza ombra di dubbio lanciano una forte accusa nei confronti di tutte quelle istituzioni che avrebbero dovuto prendersi in carico la salute mentale del fratello e che, a detta della famiglia, hanno deliberatamente ignorato.

“Non famola tragica”: quella di Quinto una tragedia annunciata?

Ma andiamo con ordine. A spiegare la situazione è appunto la madre, Antonella, a la Stampa.

Nell’intervista ripercorre le ultime, tragiche tappe di un sororicidio che sarebbe potuto essere evitato.

“Negli ultimi quattro giorni” – spiega la madre “c’è stata una escalation. Abbiamo chiamato  il 112 cinque volte supplicando attenzione, ma nessuno è intervenuto”.

Il figlio, si apprende, era in collusione con i genitori per le continue richieste di soldi. Richieste che venivano fatte anche alla sorella che, si apprende, aveva molto a cuore la salute del fratello.

E proprio la scorsa domenica, verso l’ora di pranzo, Alberto Scagni chiama a casa dei genitori per minacciarli di morte. E’ lì che la famiglia decide di richiamare il 112, a cui fanno ascoltare la chiamata registrata dove il figlio inveisce contro di loro.

“Ci hanno risposto di fare denuncia il lunedì e che non c’erano volanti da mandare. Dovevano chiedere un trattamento sanitario obbligatorio”. 

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Il pensiero dei genitori, tuttavia, è stato quello che Alberto avrebbe colpito loro, e non Alice. “Avevamo messo in conto di fare la fine di quelli di Benno”, riferendosi alla tragedia avvenuta nel 2021 quando il ragazzo altoatesino, affetto da problemi psichiatrici, aveva ucciso i genitori.

“Non pensavamo che invece a perdere la vita sarebbe stata la nostra piccolina”, dice fra le lacrime la madre.

Anche quando gli operatori dell’igiene mentale sono stati contattati dalla famiglia, l’appuntamento è stato fissato a distanza di un mese. Sotto sollecito della madre erano stati convocati il 2 aprile per annunciare la visita il 2 maggio.

“Alberto doveva essere fermato” – afferma la madre – “le istituzioni ci hanno abbandonati”.

La cosa che più ferisce la madre, però, è la frase pronunciata dai due agenti della volante che sono intervenuti sotto casa della donna il 30 aprile, quando il figlio andò a minacciare lei e il marito.

“Mi hanno detto ‘non famola tragica'”. La tragedia c’è stata anche per questo atteggiamento delle forze dell’ordine. Solo il sangue di mia figlia ha dato un peso alle nostre parole. Andrò a fondo a questa cosa”.

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