La neve di sangue è un fenomeno sempre più frequente e persistente: di cosa si tratta e perché mette in pericolo l’ambiente e l’uomo.
Fino a qualche anno fa il fenomeno conosciuto come “Watermelon Snow” (tradotto alla buona Neve Anguria) o Neve di Sangue era qualcosa che si verificava raramente e solo durante il periodo estivo ad altissima quota. In questi anni non solo la presenza di questo fenomeno è diventata più frequente, ma si è estesa anche al periodo primaverile e tende a durare per mesi.
Se esteticamente, infatti, la presenza di questa neve rossa crea uno scenario suggestivo e può essere piacevole alla vita, ciò che comporta per lo stato di salute dei ghiacciai e della neve stessa è terrorizzante.
Il caratteristico colore rosso viene dato alla neve di sangue dall’alga Chlamydomonas Nivalis. Pur essendo di colore verde, l’alga contiene al suo interno l’astaxantina, un pigmento rosso che si mischia alla clorofilla e che si scioglie nella neve. Più la neve viene compressa e più la pigmentazione viene rilasciata, attirando maggiormente i raggi del sole e causando lo sciogliemnto in tutta l’area in cui si trova.
Negli ultimi anni inoltre l’alga si è evoluta in una nuova forma più resistente e quindi maggiormente dannosa. Chiamata volgarmente Sanguinina, questa nuova specie di Chlamydomonas assorbe maggiormente il calore e lo utilizza come protezione. Grazie al calore inglobato nascono delle fioriture che si possono estendere sino a 30 metri in ampiezza e a 30 o più centimetri in profondità.
La proliferazione di quest’alga è legata a doppio filo con il surriscaldamento globale. La sanguina infatti si sviluppa durante i periodi di maggiore calore e l’aumento delle temperature su tutta la superfice della terra le consente di proliferare già a partire dalla primavera e anche in zone che prima erano protette da questo pericolo.
La desertificazione delle aree e il prosciugamento delle riserve d’acqua comporta chiaramente un danno anche per gli esseri umani, poiché riduce la disponibilità di fonti d’acqua potabile, ma anche delle risorse primarie che fornisce la zona in questione. Infine comporta anche il progressivo e ulteriore surriscaldamento ambientale.
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