Il governatore Musumeci si è dimesso | Ma cosa succede ora? Il piano per l’election day

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A un mese e mezzo circa dalle elezioni nazionali il governatore siciliano Musumeci si dimette: cosa succede ora?

Si è dimesso in pieno agosto e ad un mese dalle elezioni nazionali Nello Musumeci.

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Il governatore della Sicilia, oramai ex (almeno per ora), ha annunciato la decisione attraverso un video sui social network, specificando come non sia una mossa politica.

Ma per molti, invece, lo è.

Sembra infatti che Musumeci avesse intenzione di ricandidarsi, non trovando tuttavia appoggio da Lega e Forza Italia.

Il tempo, però, stringe, e trovare qualcuno di idoneo che possa sostituirlo in regione, tutto questo in piena campagna elettorale nazionale, sarà decisamente un po’ difficile.

Musumeci si dimette: e ora? Le ragioni e le conseguenze

Il 25 settembre in Siciliasi voterà anche per le regionali, oltre che per le politiche. È una decisione sofferta che ho adottato pochi minuti fa dopo averci pensato per alcuni giorni – esordisce il governatore, spiegando la sua intenzione di rimanere col centro destra“Sono pronto a guidare la coalizione per la vittoria e per garantire per la seconda volta che il centrodestra possa guidare le sorti della Regione Siciliana”-

Musumeci è poi passato a spiegare un po’ le ragioni di tale scelta, che lui etichetta come meramente “tecnica”:

“Qualcuno nella coalizione dice che io abbia un brutto carattere – prosegue – che io sia molto rigoroso, antipatico e che quindi io sia divisivo. Per me l’unità della coalizione di centrodestra è più importante di ogni pur legittima aspirazione a continuare il lavoro iniziato cinque anni fa.”

Il presidente, rivolgendosi verso gli alleati ha aggiunto: “Cercate un nuovo candidato, ce lo presentate, faremo conoscere le nostre valutazioni e andremo avanti”.

E ancora: “Non c’è nessun motivo politico alla fonte di questa decisione, sono quasi tutte ragioni di ordine tecnico e procedurale dettate dal buonsenso. Ce ne sono almeno quattro di motivi perché si debba votare il 25 settembre in Sicilia. Il primo è che si vota nelle scuole e bisogna interrompere le elezioni.”

Musumeci ha poi spiegato che fra le ragioni c’è quella in primis di non bloccare le scuole per due volte di seguito per le elezioni (che si terrebbero in modo naturale il 6 novembre); il secondo motivo sarebbe il fatto che stanno aumentando i casi Covid, e dunque non si può prevedere cosa accadrà in autunno;

Il Terzo motivo, spiega sempre Musumeci, “riguarda invece i tre mesi e più di campagna elettorale, significa che i partiti mentre sta per concludersi la campagna elettorale per le elezioni nazionali devono pensare alle elezioni regionali. Sarebbe assurdo, impossibile, uno sforzo sul piano organizzativo che crea solo disordine.”

E infine “il quarto motivo riguarda i costi, che dovrebbe affrontare la Regione per garantire il diritto al voto. Parliamo di circa 20 milioni di euro. Se si dovesse votare il 25 settembre e il 6 di novembre significherebbe quasi 40 milioni di spese. Di questa mia decisione ho informato il presidente dell’Assemblea siciliana come prevede la legge”.

Una mossa ben giustificata ma, certamente, di natura politica.

Una delle preferite possibili dal centro destra potrebbe essere la Prestigiacomo, almeno la preferita da Miccichè.

Sul fronte sinistra-5 stelle, invece, non si sa cosa accadrà alla coalizione, visto lo scoppio della crisi irreversibile.

Conte, d’altronde, era stato chiaro: “A Roma come a Palermo”, lasciando intendere, ai tempi, che qualora il campo largo si rompesse avrebbe interessato anche le elezioni in Sicilia.

Alle primarie, ad ogni modo, ha vinto la candidata PD Caterina Chinnici, già europarlamentare.

Giancarlo Cancelleri del Movimento, nel frattempo, per aggirare la regola del vincolo del secondo mandato potrebbe infilarsi nelle liste PD a sostegno della Chinnici.

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