Ritorno dell’asse giallo-verde: utopia o realtà? L’ipotesi alla luce dello scontro Meloni-Salvini

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La maretta fra Meloni e Salvini sullo scostamento di bilancio fa scatenare la fantapolitica facendo tornare in auge l’ipotesi di un asse-giallo verde avanzata su La Stampa da Marcello Sorgi, sebbene le probabilità siano irrisorie (ma mai nulle)

A poco è bastato il post di Salvini insieme al mare con Giorgia Meloni per placare le voci sulla maretta in corso fra i due leader della destra.

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D’altronde lei non l’ha neanche ricondivisa, un po’ in pieno stile fidanzati arrabbiati quando uno dei due tenta di addolcire l’altro con uno scatto romantico insieme.

Un freddo retweet è quello a cui la Meloni si è astenuta, forse nel tentativo di non alimentare ulteriormente le voci su una rottura in corso fra i due, aiutandosi con un commento nel quale scrive: “La migliore risposta alle invenzioni della sinistra su presunte divisioni”, con tanto di emoticon del tricolore.

Le voci, però, corrono, e si basano sui fatti.

L’emergenza energetica è tema quanto mai caldo nelle ultime ore, al punto che Salvini propone uno scostamento di bilancio per portare a termine un intervento più veloce possibile.

Le camere, però, sono sciolte, e un intervento così “delicato” ha trovato il disaccordo tanto di Draghi quanto della Meloni.

Ma non di Giuseppe Conte.

A sorpresa, infatti, tanto il leader pentastellato quanto quello leghista si sono trovati nuovamente d’accordo per lo scostamento e un approvvigionamento, scrive Sorgi su La Stampa, da 20-30 miliardi di aiuti, di cui entrambi potrebbero rivendicarne la paternità nel cuore di una campagna elettorale quanto mai complessa.

Per questo, pur rimanendo nell’ambito della fantapolitica, Sorgi parla di un asse giallo-verde, che potrebbe essere la “vera sorpresa di questa legislatura”.

Pura immaginazione o c’è un margine di possibilità?

L’asse giallo-verde potrebbe ritornare? L’ipotesi alla luce della maretta fra Salvini e Meloni

La questione dello stop delle forniture del gasdotto Nord Stream che la Russia potrebbe annunciare oggi porterà, con ogni probabilità, a un rialzo delle quotazioni.

Vari gli interventi possibili in merito, o per lo meno quelli che Draghi sta paventando, ma unica la soluzione per Lega e Movimento: il tanto dibattuto scostamento di bilancio.

Draghi, che non sembra intenzionato minimamente a fare debito, aveva trovato un’alleata in Giorgia Meloni, che oggi, alla luce delle dichiarazioni di lega e pentastellati, parla dello scostamento di bilancio come “ultima ratio”.

Ma d’altronde la partita fra i due leader della coalizione di centro-destra rimane aperta per più questioni.

Dai temi quali sicurezza, immigrazione e tasse, resta soprattutto da sciogliersi, in caso di vittoria, il nodo di chi avrà il timone del prossimo governo.

E di mezzo c’è anche Berlusconi, che rinnega pubblicamente qualsiasi rumors sulla sua invidia nei confronti della Meloni dall’alto della sua biografia, come lui stesso ha dichiarato.

“Lei crede davvero che una persona con la mia biografia professionale e politica potrebbe provare gelosia verso qualcuno?”, ha tagliato corto durante l’intervista dal Corsera, durante la quale ha assicurato che il centrodestra vincerà ma esclusivamente perché “Forza Italia ne fa parte”.

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(Credit: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Lo strettissimo legame che dunque vantano nella coalizione del centrodestra non sembra poi essere così indenne da invidie, rotture e marette.

Se ci mettiamo in mezzo anche il caro bollette, resta sempre utopica, ma non poi del tutto impossibile, l’ipotesi di un nuovo asse giallo-verde.

Ma le probabilità, come già ribadito, sono basse. E questo per varie ragioni.

Fra queste la mozione di sfiducia presentata dalla Lega in occasione della fiducia al governo Conte I, poi ritirata durante la seduta, e lo scontro in aula che rimarrà ai posteri fra il leader pentastellato e quello del carroccio.

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Ma non sono solo i vecchi rancori a rendere questa unione difficile.

L’agenda politica presentata da entrambi, questa volta, sembra essere decisamente agli antipodi.

Scostamento di bilancio a parte, Conte si è posto oramai come faro del progressismo, e difficilmente potrebbe scendere ad accordi col carroccio che punta in tutt’altra direzione, sia sui temi di sicurezza nazionale che su quelli del lavoro.

Ma in politica, è oramai cosa nota, fino all’ultimo momento le sorprese possono essere sempre dietro l’angolo.

Soprattutto quando gli animi in coalizione si fanno così accesi e quando i sondaggi danno quasi del tutto paritari Movimento e Lega.

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