Coronavirus, le cattive condizioni igieniche aiutano a non morire? Gli studi sul caso indiano

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Povertà in India

Condizioni igieniche cattive e problemi di accesso all’acqua possibile, considerate giustamente delle problematiche non di poco conto, potrebbero avere un side effect inaspettato: nei Paesi più poveri e dove ci sono le due condizioni succitate, il tasso di mortalità legata al Covid è più basso.

E’ la Bbc a scriverne, parlando di due studi (ancora non pubblicati) secondo cui gli abitanti di questi Paesi avrebbero un sistema immunitario rafforzato.

I due studi in questione mettono a confronto i dati disponibili sui casi e sulla mortalità da Covid nel mondo, mettendoli a confronto con quelli che si riscontrano in India (che è il Paese protagonista dell’articolo in questione, intitolato ‘Coronavirus: Are Indians more immune to Covid-19?’): l’India ha un sesto della popolazione mondiale e un sesto dei casi riportati di Covid-19, cionostante le morti sono meno del 10% del totale mondiale, con una mortalità inferiore al 2% che è tra le più basse al mondo (il tasso di letalità del covid è infatti stimato tra il 2 e il 3%).

Scendendo nello specifico, uno studio ha confrontato i dati disponibili per 106 paesi su parametri come la densità della popolazione, la demografia, la prevalenza delle malattie e la qualità dei servizi igienici.

I ricercatori hanno quindi scoperto che più persone erano morte di Covid-19 nei paesi ad alto reddito. “Le persone nei paesi più poveri e a basso reddito sembrano avere una risposta immunologica più forte alla malattia rispetto ai coetanei dei paesi ad alto reddito”, ha dichiarato il dottor Mande, uno degli autori dello studio, al giornalista indiano autore dell’articolo per la BBC.

L’altro articolo ha esaminato il ruolo svolto dal microbioma – i trilioni di microbi (ivi inclusi batteri, virus e funghi) che risiedono all’interno di un corpo umano – nelle infezioni da Covid-19.

Praveen Kumar e Bal Chander del Dr Rajendra Prasad Government Medical College hanno quindi esaminato i dati di 122 paesi, inclusi 80 paesi a reddito medio-alto, ed hanno notato come il numero di decessi per Covid-19 è inferiore nei paesi che hanno una popolazione più esposta a una vasta gamma di microbi, in particolare a quelli che vengono chiamati “batteri gram-negativi” (quelli tipicamente responsabili di polmonite grave e infezioni della pelle, tra le altre cose).

I batteri in questione, oltre a poter causare polmoniti et similia, si ritiene anche che producano una citochina – molecola che aiuta a combattere i patogeni – che protegge le cellule dal coronavirus.

Il dottor Chander ha dichiarato in merito: “Finora, i modelli predittivi esistenti per Covid-19 non hanno preso in considerazione lo stato immunitario delle popolazioni legato all’esposizione microbica ambientale”.

C’è chi però nutre qualche dubbio in merito alle ricerche in questione.

Come Krutika Kuppalli, assistente professore in malattie infettive presso la Medical University of South Carolina: “Sono più ipotesi che fatti scientifici”.

D’altra prate, gli epidemiologi hanno attribuito il basso tasso di mortalità in paesi come l’India a una popolazione giovane. Inoltre, non è chiaro se siano responsabili della più bassa mortalità anche altri fattori, come l’immunità derivante da precedenti infezioni da altri coronavirus.

“Abbiamo ancora molto da imparare sul virus poiché siamo ancora a soli 10 mesi dall’inizio della pandemia”: conclude quindi il professor Kuppalli.

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