Vaccini anti covid, facciamo il punto: quali sono i candidati, quando verranno diffusi e il piano vaccinale in Italia

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Piano di diffusione in Italia e tipi di vaccini a confronto: tutte le info da sapere alla soglia della diffusione delle prime dosi

Nella giornata di ieri 2 dicembre il ministro della Salute Roberto Speranza ha illustrato in Senato il piano sui vaccini descrivendo quale strategia adotterà il governo e quali sono le categorie che avranno la priorità per le prime dosi. Ma prima di illustrare il piano vaccinale previsto in Italia, facciamo il punto su quali tipologie di vaccini si sta lavorando e le differenze fra di essi.

Pfizer, Moderna, Astrazeneca e Sputnik V: candidati a confronto

La Coalition for Epidemic Preparedness and Innovations (CEPI), un’organizzazione internazionale che ha la finalità di promuovere lo sviluppo dei vaccini, sta coordinando i vari progetti di preparazione del farmaco contro il virus Sars-Cov-2. Partiamo, innanzitutto, con l’illustrare in modo generale le tre tipologie di vaccini a cui i ricercatori di tutto il mondo stanno lavorando (fonte: Agenzia Regionale Sanità Toscana e l’intervista di La7 al virologo Crisanti):

  1. Vaccino a RNA: si tratta di una sequenza di RNA (la quale è una molecola polimerica implicata in vari ruoli biologici di codifica, decodifica ed espressione dei geni) sintetizzata in laboratorio che, una volta iniettata nell’organismo umano, stimola le cellule a produrre una proteina simile a quella a quella verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria (producendo dunque gli anticorpi si attiveranno contro il virus);
  2. Vaccino a DNA: il meccanismo è simile al vaccino a RNA. In questo caso, però, viene introdotto un frammento di DNA sintetizzato che è in grado d’indurre le cellule a sintetizzare una proteina simile a quella verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria; 
  3. Vaccino proteico: utilizzando la sequenza RNA del virus si sintetizzano, in laboratorio, proteine o i frammenti di proteine del capside virale. Di conseguenza, andando ad iniettarle nell’organismo con alcune sostanze che aiutano la risposta immunitaria, si induce la risposta degli anticorpi da parte dell’uomo.

Il vaccino di Pfizer-BionTech 

Quello di Pfizer-BioNTech è uno dei vaccini che funziona sulla base dell’mRNA messaggero, il quale dovrebbe indurre la produzione della cosiddetta proteina spike andando a provocare la risposta immunitaria nell’organismo. I vantaggi del “brevetto” di Pfizer-BionTech sono due: la velocità con cui si riproduce e la possibilità di cambiarlo qualora dovessero insorgere delle mutazioni del virus. Per quanto riguarda gli svantaggi, invece, il vaccino di Pfizer necessità della cosiddetta “catena del freddo”, in quanto ha bisogno, per mantenere l’efficacia, di essere conservato a temperature molto basse (-70 gradi) sia nel trasporto che negli eventuali laboratori ed ospedali.

Il vaccino di Moderna

Anche il vaccino di Moderna, come quello Pfizer, è basato sull’mRNA. L’azienda statunitense, però, grazie ad un loro brevetto originale, è riuscita a stabilizzare la molecola dell’mRNA che di per sé è fortemente instabile, non avendo dunque bisogno di “una catena del freddo così estrema”, come ha detto Crisanti (ha bisogno di temperature che si attestano a -20° a differenza dei -70° di Pfizer). Per quanto riguarda l‘efficacia, quello di Moderna sembra inoltre essere quello con la percentuale più alta (oramai si attesta al 95%).

Il vaccino Astrazeneca-Oxford

A differenza dei primi due competitor, quello di Astrazeneca si basa, in poche e semplicissime parole, su vettori virali da adenovirus, un virus già conosciuto e innocuo per gli esseri umani e che, una volta iniettato, porta il sistema immunitario ad attivarsi per neutralizzare l’infezione da coronavirus. Per quanto riguarda i pro, il vaccino del colosso britannico risulta più economico e più semplice da conservare, portando ad un vantaggio per la distribuzione, ma non ha ancora superato la fase 3 essendo il candidato che, attualmente, ha l’efficacia più bassa.

Il vaccino Sputnik V

Il candidato russo sembra iniziare a posizionarsi fra i più papabili e verrà presentato nella giornata di oggi, sebbene i dubbi siano molti. Il farmaco sponsorizzato da Putin, innanzitutto, è costituito da due dosi che vanno somministrate dopo un certo intervallo di tempo: la prima è basata sull’adenovirus ricombinante Ad26 mentre la seconda, che dovrebbe potenziare la risposta immunitaria generata dalla precedente, sull’adenovirus Ad5. Il farmaco russo, tuttavia, deve ancora affrontare la fase 3 del trial. Ma a parte questa informazione, non è ancora chiaro quale sia l’effettiva immunità fornita dal vaccino.

Come e quando verrà diffuso in Italia il vaccino

Illustriamo, di seguito, i punti salienti del piano vaccinale in Italia:

  • Sarà gratuito per tutti gli italiani
  • Non ci saranno disuguaglianze nella distribuzione
  • Le dosi opzionate si attestano a circa più di 202 milioni di dosi. E’ possibile che saranno necessarie due dosi che dovranno essere somministrate una a distanza dall’altra, ha sottolineato Speranza, che anche specificato che “Al momento nessun vaccino è stato approvato né dall’Ema né dall’Fda”. 
  • Quando sarà disponibile? Secondo il ministro della Salute già da gennaio potremmo avere i primi vaccini: “Ad oggi sono state indicate due date da Ema: 20 dicembre per vaccino Pfizer e 12 gennaio per vaccino Moderna. Da queste aziende avremo 8mln di dosi da Pfizer e 1,346mila dosi da Moderna”
  • Chi verrà vaccinato per primo? Le categorie che avranno la priorità sono: gli operatori sanitari e sociosanitari, residenti e personale delle Rsa e persone in età avanzata insieme a quelle con malattie croniche; a seguito le dosi dovrebbero essere somministrate ai lavoratori essenziali, al personale scolastico e a quello delle forze dell’ordine
  • Ci sarà un monitoraggio a livello regionale per sorvegliare la risposta immunologica nei pazienti, attività che verranno organizzate dall’Aifa
  • All’inizio non sarà obbligatorio ma fortemente raccomandato
  • La campagna vaccinale, che si attiverà molto probabilmente in primavera,  richiederà “uno sforzo senza precedenti” e “un grande impegno collettivo”

 

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