Il racconto di Gian Luigi Rocco dopo la morte del padre a causa del covid: “E c’è chi pensa al Natale e allo sci”

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Il racconto di Gian Luigi Rocco è drammatico.

Giornalista di TgCom24, ha avuto il coraggio di raccontare in prima persona l’accaduto – in un lungo articolo che potete leggere per intero cliccando sul titolo: “Mio padre senza Covid avrebbe vissuto altri 20 anni. E c’è chi pensa al Natale e allo sci”.

Ne riportiamo alcuni passaggi, auspicandoci come si auspica il collega:

“Se anche una sola persona che leggerà queste righe, da oggi starà un po’ più attenta, si renderà conto, magari conoscendomi direttamente, che questa malattia esiste e colpisce duro, è spietata con una certa categoria di persone, beh, la sua morte sarà servita a qualcosa in più che riempire una casella di una inutile statistica”.

Il padre di Rocco – stimato professionista, psichiatra e psicoanalista – “aveva 71 anni e, pur non potendolo definire “in forma”, non aveva nulla se non un lieve diabete. Fino al mese scorso, era stato in ospedale solo due volte (al Pronto soccorso per la precisione). La prima perché si era rotto il braccio giocando a calcio e la seconda per dei calcoli alla cistifellea, poi spariti con dieta e tanta plin plin”.

Poi, il coronavirus:

“Il 3 novembre il tampone è risultato positivo al Covid 19. Aveva il raffreddore da una settimana e perso gusto e olfatto. Il 6 novembre è stato portato al pronto soccorso di San Martino perché la sua saturazione era crollata. Durante la breve degenza, non lo hanno ossigenato, perché l’ossigeno era finito a causa dei troppi accessi”.

E’ stato quindi rimandato a casa:

“Lo hanno rimandato a casa alle 20. Alle 20,30 aveva 40 di febbre e non respirava più. L’hanno portato di nuovo via, questa volta verso un altro ospedale”.

E, nonostante una lotta lunga quattro settimane, se n’è andato:

Il 3 dicembre, cioè quell’oggi che ora volge al termine, è morto, da solo, in un reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Galliera di Genova dopo oltre due settimane di rianimazione e altrettante di degenza (sempre da solo) sotto un caschetto cpap che faceva lo stesso rumore, quando cercavamo di parlare, di un sottomarino russo atomico, con tanto di bip. Appena entrato gli hanno fatto una TAC che sentenziava: broncopolmonite interstiziale bilaterale con il 70% dei polmoni compromessi”.

Quindi, l’appello a chi teme la prospettiva di passare il Natale da solo (una prospettiva per altro condivisa dal mondo intero o quasi):

“Mio padre non c’è più, ma là fuori ci sono ancora persone che si lamentano perché Natale lo faranno da soli. Perché non possono andare al ristorante, perché non possono inforcare gli sci, perché è tutta una truffa, una dittatura sanitaria orchestrata, tra l’altro, non si sa bene da chi. Bene, pensate che nel 2021 tornerete a fare tutte queste cose con i vostri cari. Mio padre non potrà più. Noi non potremo più”.

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