Firenze, trovati resti umani saponificati in una valigia. Torna in mente la Saponificatrice di Correggio

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Un ritrovamento agghiacciante quello che ha visto protagonista il proprietario di un terreno situato a poca distanza di un penitenziario fiorentino. 

Il padrone del lembo di terra, che si trova nei pressi del carcere di Sollicciano, un quartiere della periferia sud ovest di Firenze, ha infatti trovato una strana valigia di modello rigido mentre puliva un fosso. Preoccupato dallo strano ritrovamento, l’uomo ha avvisato subito le forze dell’ordine, che si sono recate sul posto.

Le autorità hanno quindi verificato il contenuto della valigia, accertando che all’interno erano presenti dei resti umani in stato di saponificazione. Al momento non si riesce a stabilire se si tratti di un uomo o di una donna, dato che il cadavere è in avanzata decomposizione: l’impressione è che la valigia si trovasse nel terreno già da alcune settimane.

Come riporta anche Adnkronos, sono in corso le indagini da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Firenze e della compagnia Firenze Oltrarno.

La vicenda ricorda gli orrori della Saponificatrice di Correggio 

La pratica della saponificazione ha fatto tornare in mente a molti una vicenda di cronaca che risale ormai alla fine degli anni ’40. Parliamo di Leonarda Cianciulli, meglio nota come la Saponificatrice di Correggio, una serial killer italiana ritenuta responsabile di tre orrendi omicidi.

Tra il 1939 e il 1940, la Saponificatrice uccise tre donne sciogliendole nella soda caustica (come avviene con il processo di produzione del sapone, ndr), come confessò lei stessa al commissario Serao dopo lunghe indagini da parte delle autorità. Le vittime si chiamavano Ermelinda Faustina Setti, Francesca Clementina Soavi e Virginia Cacioppo: la Cianciulli le assassinò per un macabro rituale, che le imponeva dei sacrifici umani per salvare la vita di suo figlio, che rischiava la chiamata al fronte durante la Seconda Guerra Mondiale.

La Saponificatrice venne condannata il 20 luglio 1946 a 30 anni di reclusione. Morì nel 1970, in manicomio, all’età di 77 anni per apoplessia cerebrale.

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