Uomo sbranato dall’ippopotamo che aveva adottato e riteneva come un figlio

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Un uomo è stato morso ripetutamente ed ucciso dall’ippopotamo che aveva adottato e che considerava come un figlio.

Marius Elf, allevatore residente nella provincia di Free State, in Sud Africa, è stato trovato privo di vita sulla riva del fiume che passa nei pressi della sua proprietà. I medici intervenuti dopo la chiamata ai soccorsi si sono potuti semplicemente limitare a costatarne il decesso. Il corpo della vittima presentava diverse ferite da morso e secondo il coroner era stato sommerso nell’acqua per diverso tempo. Attualmente non è chiaro, dunque, se ad essergli fatali siano state le ferite o l’annegamento.

Il colpevole di questa atroce morte è Humphrey, l’ippopotamo di sei anni che l’uomo aveva adottato da diverso tempo ed aveva allevato come animale di casa. Nonostante sia risaputo che gli ippopotami siano animali molto violenti, l’uomo si fidava del suo animale da compagnia e ci passava buona parte del suo tempo. Pochissimo tempo fa aveva rilasciato un’intervista in cui definiva Humphrei come un figlio.

“Per me è come un figlio”, allevatore ucciso dal suo ippopotamo da compagnia

Alla luce di quanto capitato domenica mattina, le parole pronunciate da Marius suonano in maniera inquietante e fanno trasparire una fiducia mal riposta nel suo animale. Intervistato sull’insolito rapporto che aveva con l’ippopotamo, infatti, l’allevatore aveva dichiarato: “E’ un po’ pericoloso, ma mi fido di lui e con tutto il mio cuore credo che non farò male a nessuno. Io posso nuotarci insieme e mi permette di salirgli sulla schiena e cavalcarlo come un cavallo. Per me è come un figlio.

L’uomo aveva inoltre spiegato che molti lo mettevano in guardia sulla pericolosità dell’animale, dicendogli di fare attenzione. Per lui, però, si trattava di una specie di pregiudizio: “C’è un rapporto tra me ed Humphrey che le persone non riescono a capire. Pensano che tu possa averla solo con un cane o con un gatto. Io ce l’ho con l’animale più pericoloso dell’Africa”.

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