Nunc est bibendum, l’anno della pandemia è al capolinea: ricordando il 2020 dalla lite Bugo – Morgan alle morti dei grandissimi

E finalmente ce l’abbiamo fatta.

Siamo giunti al capolinea del 2020.

Sembrava non finire mai, questo 2020, ma in realtà in alcune parti del mondo (mentre qui nel nostro fuso orario è il pomeriggio del 31 dicembre 2020) si è già nel 2021.

Il 2020 iniziava più o meno così.

Era febbraio, sul palco dell’Ariston di Sanremo andava in scena il 70esimo Festival della canzone italiana.

Un tesissimo Amadeus sul palco si dimostra perfetto per il contesto e ottiene grandissimi risultati in termini di ascolti (tant’è che lo rivedremo il prossimo marzo).

Durante una delle serate, scoppia il duo nato apposta per Sanremo composto da Bugo e Morgan e viviamo uno dei momenti più epici della storia del Festival, con il leader dei Bluvertigo che regala una strofa ad hoc che rappresenta frattanto un dissing contro Bugo.

Che, dal canto suo, abbandona il palco.

“Solo a me sembrano passati anni da questo storico momento?”: scrive qualcuno a commento del video proposto qualche riga più sopra.

Sembrano realmente passati anni da quello storico momento.

Perché dopo un mese il coronavirus (in prima battuta sottovalutato dalla nostra classe politica, ma non è questa la sede per eventualmente far polemica – e non è comunque mia intenzione farla) costringe il presidente del consiglio Giuseppe Conte a chiudere l’Italia:

“Da oggi ci sarà l’Italia zona protetta, le misure già previste dal Dpcm dello scorso 8 marzo saranno valide sull’intero territorio nazionale”, annuncia il premier in una conferenza stampa la sera del 9 marzo.

Viene interrotto il campionato di calcio, la vita viene sospesa, i telegiornali parlano solo del coronavirus – destinato ad essere considerato pandemico già dall’11 marzo.

Quando il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus dichiara in conferenza stampa:

“L’OMS ha valutato questo focolaio 24 ore su 24 e siamo profondamente preoccupati sia dai livelli allarmanti di diffusione e gravità, sia dai livelli allarmanti di inazione. Abbiamo quindi valutato che COVID-19 può essere caratterizzato come una pandemia. Pandemia non è una parola da usare con leggerezza o disattenzione”.

Una pandemia che ci accompagnerà durante tutto l’anno.

Saranno milioni i contagi (82 milioni ad oggi) e un milione e 800mila le vittime del Maledettissimo.

2020, l’anno delle morti (eccellenti e non)

Il 2020 è considerabile a tutti gli effetti come l’anno delle morti.

Le morti legate al coronavirus (con conseguenti drammatiche immagini, come i mezzi dell’esercito a Bergamo o le fosse comuni a New York) e le morti eccellenti svincolate dal coronavirus.

La prima giunge prima dell’avvento del coronavirus:

è il 26 gennaio del 2020 quando l’icona del basket globale Kobe Bryant rimane vittima di un incidente in elicottero.

Perde la vita assieme alla figlia 13enne Gianna ed altre sette persone.

E’ un anno bisesto e lo vedremo dai tanti lutti addotti (pochi meno di quelli del pelide agli Achei).

A maggio muore Ezio Bosso, ad agosto muore Franca Valeri (che almeno ha 100 anni), a novembre è una carneficina con le dipartite di Gigi Proietti (nel giorno dei morti), Stefano D’Orazio (a causa del covid) e Diego Armando Maradona.

Nel caso della morte del Pibe de Oro c’è chi parla di mancanza di voglia di vivere e di negligenze da parte di chi l’avrebbe dovuto curare.

Ciò che è certo è che per l’icona del calcio mondiale – dopo tante occasioni in cui lo abbiamo visto lottare tra la vita e la morte – giunge il vero game over, a 60 anni.

Muore poi a dicembre anche un’altra icona, un altro campione del mondo (con la casacca della nostra nazionale): Paolo Rossi, Pablito Mundial, pallone d’oro nel 1982 e capocannoniere del mondiale che vide l’Italia trionfare sconfiggendo la Germania in finale.

Il timore è di scordarci qualcun altro, ma che la terra sia loro lieve – anche qualora in questo breve resoconto mi siano sfuggiti.

Non mi sfugge di certo George Floyd, ucciso dalla polizia di Minneapolis il 25 maggio 2020.

E’ la nascita di un movimento, Black Lives Matter, che scenderà in piazza in più parti degli Stati Uniti, tra riot e repressione.

Ci sono attacchi di iconoclastia varia ma c’è soprattutto la presa di consapevolezza del mondo intero che, sì, Black Lives Matter.

2020, l’estate dei tormentoni e degli assembramenti

Ci sono stati anche momenti in cui s’è pensato un po’ meno al coronavirus.

Nel periodo estivo, infatti, i numeri migliorano notevolmente.

La gente va a mare e proprio in spiaggia una signora siciliana famosa per una semplice battuta.

“Non ce n’è coviddi” diventa uno dei tormentoni dell’anno, a fianco dei tormentoni estivi veri e propri – prodotti in gran quantità nonostante l’estate atipica.

Il successo maggiore probabilmente è quello dei Boombdabash con Emma Marrone

e sono tanti a voler ballare un reggae in spiaggia: così si fa festa e ci si assembra, portando i media ad individuare nei giovani il nuovo nemico pubblico, dopo i runner e i padroni di cani in periodo lockdown.

E proprio per colpa di questi giovani poi giunge la seconda ondata e tornano le restrizioni e stasera sarà un capodanno atipico, quasi tutti a casa propria (come magari ci si riprometteva da anni – non dimentichiamo lo stress da “Cosa si fa a capodanno?”).

Ma brindiamo – nunc est bibendum – l’anno funesto sta per concludersi.

E guardiamo speranzosi al 2021.

R.D.V.

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