Matrigna uccide il figliastro a colpi di tubo: “E’ stata colpa del Covid”

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Una matrigna è stata arrestata per omicidio intenzionale dopo che il figliastro di 7 anni è stato trovato morto nel letto.

Il piccolo Assam Al Abdullah è morto lo scorso marzo a soli 7 anni. Il piccolo non aveva alcuna malattia pregressa e non aveva problematiche di alcun tipo, ad ucciderlo non è stato neanche un malore improvviso, ma la cattiveria di una donna: la matrigna. Quel giorno il piccolo aveva fatto ritorno in casa in ritardo rispetto al coprifuoco e la donna, Raasa Osman (27 anni), ha perso le staffe.

Prima lo ha sgridato, quindi lo ha cominciato a colpire con un tubo di gomma in faccia per punirlo. Non ancora soddisfatta della punizione, Raasa lo ha preso di forza ed ha cominciato a sbattergli la testa contro il pavimento finché Assam non ha perso conoscenza. A terra c’era del sangue, ma la matrigna non si è preoccupata che la sua violenza potesse aver ucciso il piccolo, gli ha buttato un secchio d’acqua addosso per pulirlo, l’ha preso in braccio e l’ha messo a letto.

Matrigna uccide il figliastro: “E’ colpa del Covid”

Ad accorgersi che il bambino era morto è stato lo zio, il quale ha notato entrando nella stanza del piccolo che il suo letto era pieno di sangue. L’uomo aveva incontrato ore prima la matrigna del ragazzo ed aveva notato uno strano comportamento: “Quando sono entrato aveva coperto il bimbo con una coperta, come se volesse avvolgere il corpo. Voleva che nessuno sapesse. Avrebbe seppellito mio nipote senza che nessuno ne fosse a conoscenza”.

Lo zio di Assam, Ismail, ha denunciato Raasa alla polizia e la donna è stata arrestata. Durante il primo interrogatorio questa ha negato di aver ucciso il bambino ed ha detto alla polizia: “E’ morto a causa del Covid“. La sua versione non ha retto nemmeno per un istante visto che sul viso c’erano segni di violenza. Gli agenti l’hanno pressata ed alla fine si è vista costretta a confessare: “L’ho colpito con un tubo, ma non volevo ucciderlo. Non l’ho fatto volontariamente, l’ho colpito perché era tornato a casa tardi e non ho nessuno che si prenda cura di me. Chiedo di essere rilasciata”.

La donna però è stata condannata per omicidio volontario e dovrà scontare il carcere a vita. La corte non ha mostrato la minima possibilità che vi sia una riduzione di pena nei prossimi anni sia per l’efferatezza del crimine che per la lucidità con la quale ha cercato di nasconderlo e farla franca.

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