“Opposizione da costruire”: il M5S si spacca, nuove esplusioni dopo il voto alla Camera?

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Di Battista Di Maio
ALESSANDRO DI BATTISTA POLITICO M5SLUIGI DI MAIO POLITICO M5S

Fra voti contrari, astensioni e non partecipazione al voto, il dissenso M5s alla Camera per il governo Draghi tocca ormai, quota 30 deputati.

Per i risultati definitivi bisognerà attendere i tabulati ufficiali ma, sommando i conteggi effettuati fra la prima e la seconda ‘chiama’, sarebbero almeno 16 i deputati pentastellati hanno votato no.

“Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai senatori M5S espulsi da Vito Crimi per aver votato al Senato contro la fiducia a questo Governo della grande ammucchiata, per essersi astenuti o per non essere stati presenti. La loro espulsione suona anche come un avvertimento nei confronti di noi deputati”. Lo affermano i deputati Pino Cabras, Andrea Colletti, Jessica Costanzo, Paolo Giuliodori, Alvise Maniero e Andrea Vallascas (M5S) i quali annunciano: “Anche noi voteremo convintamente ‘no‘”.

“Il nostro impegno, nel solco del programma elettorale – aggiungono i sei parlamentari in una nota congiunta – non verrà certo meno, nonostante le minacce e i tentativi di condizionare il nostro voto. Lavoreremo insieme – concludono – per costruire un’alternativa a un Governo del ‘tutti dentro’ e dell’austerità. L’alternativa c’è!“.

Su Facebook Alessandro Di Battista esorta i dissidenti: “Coraggio, c’è un’opposizione da costruire”.

Le espulsioni al Senato

Vito Crimi, attuale reggente del Movimento 5 Stelle, ha annunciato che i senatori dissidenti che ieri non hanno votato la fiducia al governo di Mario Draghi verranno espulsi. La decisione di sostenere Draghi, ex presidente della Banca centrale europea, ha spaccato il Movimento, primo gruppo parlamentare.La scorsa settimana, nel corso di una votazione sulla piattaforma Rousseau, il 59,3% degli iscritti al M5s si è espresso a favore del sostegno a Draghi, ma un gruppo di 15 senatori ha deciso di ignorare il risultato e ha espresso il proprio dissenso con il no alla fiducia.La mossa non ha comunque impedito al nuovo esecutivo di assicurarsi una schiacciante vittoria.

“I 15 senatori che hanno votato no alla fiducia saranno espulsi…sono venuti meno all’impegno del portavoce del Movimento che deve rispettare le indicazioni di voto provenienti dagli iscritti”, ha scritto Crimi su Facebook.

Altri otto senatori pentastellati non si sono presentati alle votazioni e il partito ha comunicato che verificherà le ragioni dell’assenza.Tra coloro che hanno votato contro la fiducia a Draghi ci sono alcuni esponenti di rilievo del partito, tra cui Barbara Lezzi, ex ministra per il Sud del primo governo Conte, e Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, che si è detto “molto scosso” dalla decisione di Crimi.

Il senatore Elio Lannutti ha detto che gli sforzi per mettere a freno il dissenso all’interno del partito gli ricordano la Stasi, la polizia segreta della Germania dell’Est.”Presenteremo ricorso contro la decisione“, ha scritto su Facebook Lannutti.

I dissidenti hanno obiettato che il sostegno a un presidente del Consiglio tecnico va contro i loro ideali e che non potrebbero sostenere un governo che include Forza Italia.

Il gruppo al Senato del M5s verrebbe dunque ridotto a 77 componenti se l’espulsione dovesse essere portata a termine. Rimarrebbe comunque il più ampio.Subito dopo le elezioni politiche del 2018 il M5s contava 112 senatori, ma da allora molti sono stati espulsi o hanno lasciato per posizioni differenti da quelle del direttivo.

 

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