Letta va a sinistra e si scrolla da dosso la DC: il discorso come segretario PD fra ius soli e voto ai 16enni

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Enrico Letta discorso PD segreteria

In diretta streaming dal Nazareno, Enrico Letta snocciola il suo discorso, per lo più a braccio, da neo segretario: i punti salienti dell’intervento forse più a sinistra di quanto chiunque si aspettasse dall’uomo che è stato considerato più al centro di tutti 

Eletto con 860 voti a favore, 2 no e 4 astenuti, Enrico Letta è ufficialmente il nuovo segretario del PD. Il settimo, se non consideriamo i reggenti.
Giacca senza cravatta, un canovaccio di punti salienti da affrontare ma nulla di troppo preparato per iscritto, preferisce andare a braccio.
Niente assemblea, nessun contraddittorio pubblico: il Covid lo impedisce, ed è così che Letta fa il suo intervento in diretta streaming dal “palco” del Nazareno.
Una novità, come lo è il suo stesso discorso.

Sì, perché qualcuno lo ha definito come il discorso “più a sinistra” degli ultimi anni.
Facile, se dall’altra parte della “sinistra” c’è Renzi, ma non così troppo se a pronunciare quelle parole è Letta, da sempre etichettato come facente parte dell’anima “democristiana” del PD.
Una delle tante anime che, di fatto, rendono i dem un unicum in Italia: se, infatti, da un lato le correnti interne rendono il PD come il solo partito ad avere sembianze, caratteristiche e dimensioni di quelli della scena politica novecentesca, dall’altro ne rende impossibile una minima stabilità.

Classe 1966, Enrico Letta torna a gran richiesta a distanza di sette anni dal suo ultimo mandato come premier, prima di essere scalzato da Renzi e renziani.
Gli stessi che poi, fra gli altri, lo hanno di fatto eletto come segretario.
I rancori ovviamente non mancano, e già il Corriere ha riportato indiscrezioni in merito ad alcuni messaggi Whatsapp al veleno fra i membri del partito: “Enricuccio sembra tornato da un Erasmus”, provoca uno di loro in riferimento alle parole usate da Letta, come “In questi anni ho imparato questo e scoperto quest’altro”.

Dallo ‘ius soli’ alla parità di genere e il voto ai 16enni, il programma di Letta

“Progressisti nei valori, riformisti nel metodo e radicalità nei comportamenti tra di noi”: è con queste parole che Letta descrive il PD che vorrebbe costruire.
Vari i punti salienti del programma proposto, alcuni dei quali hanno sorpreso, pare, i suoi stessi compagni di partito.

‘Ius soli’

“Voglio rilanciare lo ius soli” ha dichiarato Letta durante il suo intervento al Nazareno “È una “norma di civiltà”, ed aggiunge “Io sarei molto felice se il governo di Mario Draghi fosse quello in cui dar vita alla normativa dello Ius soli”.

Un obiettivo indubbiamente lodevole, se non fosse che al governo con Draghi c’è anche tutto il centro destra, Salvini compreso.

Voto ai 16enni: “Il partito dei giovani”

Fra i punti più ambiziosi del programma “lettiano” figura, indubbiamente, la proposta di abbassare l’età di voto a 16 anni. Un modo, a detta del nuovo segretario, di coinvolgere maggiormente i giovani nella politica, dando vita ad una sorta di “Università democratica” attraverso la quale rendere il PD il “partito dei giovani“.

Legge elettorale

Nel suo discorso Letta ha poi fatto riferimento alla possibilità di introdurre una “sfiducia costruttiva”, ossia un istituto attraverso il quale si possa razionalizzare il governo parlamentare creando maggiore stabilità. In ballo, inoltre, la proposta di modificare la legge elettorale dei parlamentari, andando a rimuovere il Porcellum o Rosatellum.
Qual è allora la proposta del docente universitario? Un ritorno al mattarellum, come ha specificato in un’intervista a ‘Che tempo che fa’: “Sette governi in sette anni con sei primi ministri tutti con maggioranze diverse non si può che definire una democrazia malata”, ha osservato.

Sanità e parità di genere

Inevitabile, poi, il riferimento sia alla pandemia che alla parità di genere, elemento, quest’ultimo, rispetto al quale il PD è stato giustamente criticato: “Lo stesso fatto che sia qui io e non una segretaria donna dimostra che esiste un problema e incalza ancora “E’ assurdo che sia un problema”.

 

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