l'azienda di anagni - Catalent

Sembra non potersi arrestare l’eco mediatica suscitata da AstraZeneca e il suo vaccino.

L’ultima notizia in ordine cronologico vede nuovamente lo stabilimento Catalent ad Anagni come teatro di cronaca. A diramare per prima la notizia è il quotidiano ‘La Stampa’ che riferisce di un controllo dei NAS che ha portato alla luce, tra sabato e domenica, lo stoccaggio di 29 milioni di dosi del vaccino di AstraZeneca nello stabilimento Catalent ad Anagni.

Questo stabilimento si occupa dell’infilamento del vaccino nelle fiale, ovvero la fase finale del processo di produzione. La produzione del contenuto delle fiale e la spedizione delle stesse fanno invece capo alla fabbrica dell’azienda Halix, a Leida, nei Paesi Bassi. L’accusa del quotidiano non consiste nella presenza delle dosi nello stabilimento,  quanto il fatto che tutti i lotti del vaccino prenderebbero come destinazione finale la Gran Bretagna. L’accusa è dunque la medesima, ovvero l’inadempimento contrattuale di Astrazeneca verso L’UE che già il mese scorso aveva portato Frosinone al centro delle cronache per un’azione di blocco voluta dal premier italiano Mario Draghi.

A confutare la versione del quotidiano ci sono già fonti ufficiali, sebbene tra di loro discordanti. Secondo la presidenza del consiglio Italiana le fiale erano destinate al Belgio, mentre secondo AstraZeneca stessa le dosi sarebbero destinate alcuni ai paesi membri dell’UE ed altre per l’iniziativa COVAX. La COVAX è un’operazione internazionale promossa dall’OMS e prevede l’acquisto e l’invio di dosi di vaccino ai Paesi più poveri, per aiutarli nella lotta alla pandemia.

La versione di AstraZeneca è confermata anche da Thierry Breton, commissario europeo per il Mercato interno e responsabile della strategia sui vaccini dell’Unione.

Nonostante le rassicurazioni, l’inadempimento contrattuale di AstraZeneca ha convinto i Paesi dell’UE a varare norme più stringenti per il controllo dell’export dei vaccini. Se i vaccini dovessero prendere la rotta d’oltremanica, l’Italia, in questo caso, sarebbe legittimata a impedire la spedizione.

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