Dipendenti costretti a urinare in bottiglia: Amazon nega, su Twitter pioggia di testimonianze

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Amazon nega le accuse sulle condizioni drammatiche a cui sottoporrebbe i dipendenti, ma sul web viene smentita da numerose testimonianze.

Il successo di Amazon nel mondo è stato accompagnato in questi ultimi anni da numerose polemiche riguardanti le condizioni di lavoro a cui sottopone i suoi dipendenti. Negli anni sono emersi reportage e inchieste in cui si parla delle tempistiche strette a cui sono forzati i lavoratori nei magazzini, dei contratti a tempo determinato, delle paghe minime. A questi si sono aggiunte con il tempo testimonianze riguardanti vari aspetti quasi “disumani” del lavoro nei magazzini.

Di recente sono emerse numerose accuse riguardanti le schiaccianti tempistiche a cui sono costretti gli autisti per rispettare le consegne. Tra queste, una delle più diffuse è quella secondo cui questi sarebbero obbligati ad urinare nelle bottiglie di plastica per non ritardare la consegna. Amazon ha cercato di negare seccamente le accuse, ma la mole di testimonianze è tale da portare le persone a non credere alla smentita.

Al fine di far sgonfiare l’ennesima accusa, Amazon ha cercato una tattica alternativa, rispondendo in questo modo: “Non credete davvero alla cosa della pipì nelle bottiglie, vero? Se fosse vero nessuno vorrebbe lavorare per noi. La verità è che abbiamo oltre un milione di lavoratori in tutto il mondo che sono orgogliosi di ciò che fanno, che hanno un’ottima paga e assistenza medica dal primo giorno”.

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Twitter risponde con una pioggia di testimonianze alla smentita di Amazon

Il tentativo di Amazon è stato immediatamente contestato da centinaia di utenti twitter e persino da giornalisti che da tempo lavorano proprio sulle condizioni di lavoro dei dipendenti del colosso delle spedizioni. Uno dei primi a rispondere è stato James Bloodworth, giornalista che ha pubblicato il libro ‘Hired: Six Months Undercover in Low-Wage Britain’ nel 2018 in cui parla delle condizioni di lavoro in varie compagnie, tra cui proprio Amazon. Questo ha risposto al tweet scrivendo: “Io sono stato la persona che ha trovato la pipì nelle bottiglie, credetemi”.

 

Il suo non è stato l’unico tweet da parte di un giornalista, ma ne sono seguiti molti altri, tra cui alcuni che mostrano conversazioni con ex dipendenti della compagnia. Ad aizzare il fuoco della polemica contro Amazon è stato anche il quotidiano The Intercept, nel quale si legge che non solo è stata trovata pipì nelle bottiglie, ma in alcuni casi anche feci in buste di plastica. Come testimonianza il giornale riporta parte di una mail in cui uno dei responsabili chiede ai direttori locali di ammonire i dipendenti che urinano nelle bottiglie e defecano nelle buste.

 

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