Quando torneremo alla normalità? I dati di ‘Return to normal’ parlano di gennaio-febbraio 2022

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Laboratorio covid

Uno studio condotto dall’Iss (Istituto Superiore di Sanità) e dalla Fondazione Kessler ha stimato un periodo preciso in cui l’Italia potrebbe tornare alla normalità rispetto alla pandemia da Covid-19 che ci affligge ormai da più di un anno. Secondo i due istituti questo ritorno alla normalità dipenderà dal ritmo con i quali i vaccini saranno inoculati, ma anche dalla varie misure restrittive che già sono state messe in atto. Inoltre occorre tenere in considerazione il fatto delle varianti e della trasmissibilità di questo virus, fattori che sicuramente non sono da prendere sotto gamba. Secondo questo studio intitolato “Return to normal”, qualora ci fossero tutte le condizioni, il miglioramento potrebbe avvenire già da luglio di quest’anno, per arrivare a gennaio-febbraio dall’anno prossimo con l’Italia “Zero-Covid”.

Oltre all’Iss e alla Fondazione Kessler anche il microbiologo veneto Andrea Crisanti ha rilasciato un’intervista in cui prevede un ritorno alla normalità, spostando però il tutto al mese di agosto e non al mese di luglio, come previsto dai due istituti. Crisanti ha sottolineato il fatto che, nonostante sia “una previsione finalmente realistica”, non è realistico pensare di eliminare il Sars-Cov-2, queste le sue parole dette durante il programma Agorà su Rai 3.

Un realistico ritorno alla normalità: le parole di Andrea Crisanti

Per il microbiologo il ritorno alla normalità potrebbe cominciare da agosto-settembre, quando ci si avvicinerà all’immunità di gregge, eppure non è da considerare questo fatto come un evento dove la trasmissibilità del virus viene bloccata. Niente affatto, questo infatti può significare che alcune restrizioni verranno abolite, ma non che il virus è stato debellato. 

Crisanti ha poi messo sul piatto il fatto che finora l’unico agente patogeno che si è riuscito ad eliminare è stato il vaiolo, ovviamente per fare questo ci sono voluti decenni di vaccinazioni per ottenere questo. Per questa ragione non è pensabile il fatto di voler eliminare il Covid-19, possiamo invece “pensare di controllarlo, abbattendone la letalità”.

Andrea Crisanti infine ha fatto un’importante osservazione, non solamente sulla questione dei vaccini, ma anche sul fatto che comunque un calo dei decessi potrebbe verificarsi quando ci sarà un equilibrio di accettazione sociale della malattia. Parole decisamente significative, che mettono in evidenza il fatto che bisognerà cominciare a convivere con questo virus.

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