Mine antiuomo: il trattato di Ottawa, le vittime e gli ordigni rimanenti

0
580

In vista della 18a giornata mondiale contro le mine antiuomo, cerchiamo di capire qual è l’entità del pericolo da esse rappresentato.

Durante le grandi guerre, le mine antiuomo hanno rappresentato una trincea di difesa nascosta e un’arma letale contro i nemici che avanzavano sul territorio. Questi ordigni sono devastanti e infidi perché sono studiati per esplodere al contatto con l’uomo che ci passa sopra e sono invisibili ad occhio nudo. Eredità delle guerre è un quantitativo ancora incerto di mine terrestri ancora sepolte in vari Paesi del mondo. Questi ordigni inesplosi sono pericolosissimi e causano migliaia di vittime ogni anno.

Gran parte delle nazioni del mondo hanno aderito al trattato di Ottawa per la dismissione della produzione e la distruzione delle scorte di mine antiuomo. All’epoca della firma si stimava che le scorte di mine esistenti nel mondo fossero circa 160 milioni, numero che è sceso in maniera netta già nel 2019, quando il numero stimato era di 50 milioni di scorte. Sono 164 i Paesi e 4 le aree che hanno aderito all’iniziativa, ne rimangono 33 che non hanno aderito, tra i quali spicca la presenza di Stati Uniti, Russia, Cina, Israele e Turchia.

Leggi anche ->Vendeva documenti riservati, arrestato militare italiano accusato di spionaggio: cosa rischia?

Giornata mondiale contro le mine antiuomo e il progetto api per lo sminamento nei Balcani

Grazie all’impegno profuso in questi anni dalle nazioni aderenti al trattato (tra le quali c’è anche l’Italia), 31 Stati sono stati liberati dalla minaccia rappresentata da questi terribili ordigni. Ne rimangono ancora 60 in cui i cittadini rischiano di diventarne vittime anno dopo anno. Tra questi ovviamente ci sono gli stati che non hanno firmato il trattato (per l’esattezza 22 di essi) e 34 di quelli che hanno preso l’impegno per cancellare una volta per tutte questa minaccia. Si ritiene che i Paesi maggiormente contaminati siano:  Afghanistan, Azerbaijan, Angola, Bosnia Erzegovina, Cambogia, Ciad, Croazia, Iraq, Sahara Occidentale, Thailandia, Turchia, Yemen.

Il problema maggiore nel individuare e nel disinnescare queste mine terrestri è rappresentato dal rischio che nella ricerca esplodano aumentando il numero di vittime da esse causate. Negli anni ci si è affidati per questo compito sono stati utilizzati i metal detector e i cani addestrati. Sistemi che sono funzionali ma che non escludono totalmente il rischio di esplosioni. Per questo motivo nei Balcani stanno portando avanti una ricerca finalizzata all’utilizzo di api addestrate a riconoscere la polvere di tnt come cibo. Gli esperimenti fatti sinora sembrano aver dato ottimi risultati e potrebbe essere proprio grazie a queste operaie della natura che nella Bosnia e nella Croazia ci si potrebbe finalmente liberare di questo incubo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here