Open Arms, Matteo Salvini rinviato a giudizio. Lui si difende citando l’articolo 52 della Costituzione

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matteo salvini

Matteo Salvini a processo.

Il leader della Laga Nord è stato rinviato a giudizio dal gup di Palermo Lorenzo Jannelli e dovrà rispondere di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per avere impedito alla nave della ong catalana Open Arms, con a bordo 147 migranti soccorsi in mare, di attraccare a Lampedusa.

Allora Matteo Salvini era ministro degli Interni del Governo Conte I e il natante rimase per giorni con i profughi davanti alle coste dell’isola.

La prima udienza del processo è stata contestualmente fissata per il 15 settembre presso la seconda sezione penale del Tribunale di Palermo.

La risposta di Salvini: “Ho difeso la Patria”

Naturalmente non si è fatto attendere il commento di Matteo Salvini alla decisione del gup di Palermo di rinviarlo a giudizio. Il senatore del Carroccio si è infatti affidato a un commento sui social nel quale si legge: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Lo dice l’articolo 52 della Costituzione. Vado a processo per questo, per aver difeso il mio Paese? Ci vado a testa alta, anche a nome vostro. Prima l’Italia. Sempre”.

Un Salvini combattivo così come tutti i seguaci che si sono lasciati andare a numerosi commenti sui social in difesa del loro “capo”. Mentre l’avvocato Giulia Bongiorno che difende le ragioni di Salvini ha detto: “Chiameremo a testimoniare Conte e Di Maio, anche perché la decisione presa da Salvini è solo politica”.

La reazione della ong e di Legambiente

Se Salvini ha subito commentato la decisione che lo rinvia a giudizio esprimendo tutto il proprio disappunto, sono di umore opposto naturalmente gli aderenti alla ong catalana Open Arms che hanno detto: “Siamo felici per tutte le persone che abbiamo tratto in salvo durante la Missione 65 e in tutti questi anni. La verità del Mediterraneo è una, siamo in mare per raccontarla”.

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Sulla lunghezza d’onda anche Legambiente: “Siamo soddisfatti, il processo a Matteo Salvini segna un passaggio importante per il nostro Paese. La difesa dei diritti umani, dei più sofferenti, dei più deboli non può essere violata per ragioni politiche, di braccio di ferro con l’Europa o per propaganda”.

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