Condannato a morte chiede la fucilazione al posto dell’iniezione letale: è il quarto dal 1960 ad oggi

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Zane Michael Floyd, condannato a morte in Nevada, ha chiesto di poter essere ucciso tramite fucilazione al posto dell’iniezione letale.

Sono ancora diversi gli Stati degli Usa in cui vige la pena di morte. Uno di questi è il Nevada, dove però la pena capitale negli ultimi anni è stata decretata solo una volta ai danni di Zane Michael Floyd. L’uomo è stato arrestato nel 1999 dopo aver ucciso quattro persone e averne ferita gravemente una quinta in una sparatoria. Che Floyd sia stato il colpevole di quella strage non ci sono dubbi. I suoi legali hanno optato per evitargli la pena di morte, ma la loro richiesta è stata rigettata e il carcerato verrà ucciso con l’iniezione di tre differenti droghe nelle vene.

Il metodo di uccisione è attualmente quello più utilizzato negli Stati Uniti, poiché ritenuto quello maggiormente compassionevole rispetto alle alternative. Negli anni i condannati a morte hanno ricevuto l’esecuzione sulla sedia elettrica o tramite fucilazione. In queste ore sta facendo discutere la richiesta di Floyd, il quale ha dato mandato agli avvocati per richiedere che l’esecuzione venga effettuata tramite fucilazione.

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Condannato a morte richiede la fucilazione

La richiesta del condannato sta facendo molto discutere. La fucilazione, infatti, è un metodo che non viene più utilizzato: dal 1960 ad oggi solo tre persone hanno ricevuto questa forma di  esecuzione capitale e tutte nello Utah. Tra i vari dubbi esposti, c’è quello che la richiesta possa essere un tentativo di richiamare l’attenzione sul caso, visto che in questi anni sono state diverse le richieste di sospensione della pena capitale a suo carico.

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Il legale di Floyd, però, ha smentito che si tratti di una “Tattica” per ritardare l’esecuzione. Questo ha sostenuto che la fucilazione è un metodo più “umano” di morire: “L’esecuzione da parte del plotone d’esecuzione è una morte più veloce e meno dolorosa dell’iniezione letale”. In merito a ciò, ha concluso il legale, negare la richiesta sarebbe una violazione dei diritti del suo assistito.

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