Dramma Covid in India, l’accusa dell’attore prima di morire: “Chiedi aiuto ma non arriva nessuno”

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L’India continua a registrare un numero enorme di casi e decessi legati al Covid-19: la situazione sanitaria è sempre più preoccupante.

La drammatica situazione del sistema sanitario indiano in questi giorni difficili, in cui il Covid-19 sta mietendo migliaia di vittime al giorno, è sottolineata con estrema crudezza dalle parole disperate di Rahul Vohora, attore 35enne recentemente deceduto a causa della terribile malattia. La star delle commedie, che aveva un seguito di quasi 10 milioni di persone, poco prima di morire ha deciso di registrare un video nel quale denunciava la terrificante situazione in cui dovevano stare i pazienti negli ospedali indiani.

Il video in questione è stato pubblicato sui social dalla fidanzata dell’attore come parte del suo messaggio di commiato all’amore della sua vita. Nel filmato si vede Vohora sdraiato su un letto d’ospedale con una maschera d’ossigeno sul volto. Ad inizio registrazione sottolinea: “Questo (l’ossigeno) è una risorsa molto preziosa al momento”. Quindi ha lanciato delle accuse contro il personale sanitario: “Chiami gli assistenti ma non risponde nessuno. Ci mettono un’ora o più per arrivare e nel frattempo sei costretto ad arrangiarti in qualche modo”. In un successivo post pubblicato sulla sua pagina social si legge: “Sarei sopravvissuto se avessi ricevuto delle cure migliori”.

Covid, continua il dramma in India: 330.000 casi e quasi 4.000 decessi

Già lo scorso anno, quando il Covid ha raggiunto l’India c’era il timore che l’andamento della curva epidemiologica nel Paese asiatico potesse essere gravosa. Sorprendentemente, però, se si esclude il picco di settembre (quasi centomila casi al giorno che hanno costretto il governo ad imporre un lockdown duro) sembrava quasi che la pandemia avesse avuto un impatto meno duro che da altre parti. Anche nel periodo in cui c’è stato il primo boom di casi, il numero di decessi in correlazione al numero dei contagiati era relativamente basso.

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Qualche studio pubblicato in quel periodo suggeriva che questo indice era da correlare all’età media della popolazione indiana, molto giovane rispetto a quasi tutti i Paesi colpiti. Un discorso che è stato smentito ad inizio aprile, quando il numero di casi è tornato a salire tornando sui livelli di settembre/ottobre. In questo caso, però, il numero di contagiati è continuato a salire sino ad arrivare all’apice dei 403.000 casi in un giorno registrati solamente lo scorso 8 maggio. Da un paio di giorni a questa parte c’è stato un calo dei casi registrati, ma il numero dei decessi rimane impressionante: 3876 morti solo nelle ultime 24 ore.

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Adesso l’India è il secondo Paese al mondo per numero di casi segnalati quasi 23 milioni (di più solo negli Stati Uniti) e terzo per numero di decessi dietro agli Usa e al Brasile. Tuttavia il Paese asiatico è l’unico tra quelli citati che presenta una curva dei contagi ancora in salita prepotente, il che potrebbe condurre ad un ulteriore e sostanzioso aumento dei contagi e dei decessi.

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