Caso Serena Mollicone, la svolta dopo 20 anni, parla l’allora fidanzato: “Serena mi disse…”

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Dopo 20 anni arriva la svolta il tribunale nel caso di Serena Mollicone, la 18enne scomparsa nel giugno del 2001 e ritrovata senza vita nel bosco di Arce

A distanza di 20 anni da quel tragico giugno 2001 torna nel tribunale di Cassino il caso di Serena Mollicone, la 18enne ritrovata senza vita nel bosco di Arce due giorni dopo la sua scomparsa.

Le dichiarazioni dell’allora fidanzato Michele Fioretti hanno un peso non indifferente nel processo per la morta della giovane che, a detta dell’accusa, sarebbe stata assassinata dal Maresciallo Mottola, ma vediamo nel dettaglio la vicenda.

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La storia di Serena Mollicone: assassinata per insabbiare una denuncia?

Serena Mollicone era una 18enne di Arce, un paese di circa 5mila abitanti in provincia di Frosinone. All’epoca dei fatti la ragazza frequentava il liceo socio-psico-pedagogico di Sora e suonava il clarinetto. Orfana della madre, la quale era scomparsa quando lei aveva soli 6 anni, Serena viveva con il padre Guglielmo, insegnante di una scuola elementare, venuto a mancare il 27 novembre 2019 a causa di un infarto. La sorella maggiore, Consuelo, quando avvenne la tragedia si trovava a Como per svolgere la stessa professione del padre.

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La mattina del 1° giugno 2021 la Mollicone era uscita di casa per andare presso l’ospedale di Isola del Liri, distante circa una decina chilometri dal suo paese, per fare una visita medica, terminata alle 9.30 circa.

La 18enne si è poi recata in una panetteria sita nella zona della stazione per acquistare quattro pezzi di pizza e quattro cornetti. Questo dettaglio non risultò irrilevante, in quanto lasciò intendere che la giovane dovesse incontrarsi con qualcuno. L’ultimo avvistamento prima della scomparsa risale nella piazza principale di Arce, ma sebbene sia stata vista lì la Mollicone non è rientrata a casa per l’orario previsto: le 14.

Dopo due giorni di ricerche il terribile esito: il cadavere di Serena viene ritrovato verso le 12.15 del 3 giugno 2001 all’interno del boschetto di Fonte Cupa in una frazione di Arce. Il corpo riportava una grossa ferita adiacente all’occhio sinistro e la testa era stata avvolta in un sacchetto di plastica. Mani e i piedi erano legati. Si ipotizza che la 18enne sia morta per asfissia a seguito di una lenta agonia: la bocca e il naso, infatti, erano stati avvolti in più giri di scotch.

cadavere-serena-mollicone

In un primo momento le accuse ricaddero sul carrozziere Carmine Belli che, stante il contenuto di un biglietto, si sarebbe dovuto incontrare con la giovane proprio il 1° giugno di quell’anno. Ma attraverso la consulenza del criminologo Carmelo Lavorino, Belli venne assolto. 

Dopo questa prima pista, le indagini attorno al caso iniziarono a prendere una piega diversa, riversandosi nientepopodimeno che sui Carabinieri di Arce. Sospetto, infatti, il suicidio avvenuto nel 2008 di Santino Tuzi, carabiniere di Arce che stava indagando sulla morte di Serena. Il militare si tolse la vita pochi giorni dopo che venne ascoltato dalla Procura sul delitto della Mollicone. In quell’audizione Tuzi dichiarò che verso le 11 del 1° giugno 2001 nella Caserma entrò una giovane, con ogni probabilità Serena, che rimase in Caserma fino alle 14.30 di quel giorno.

Ma cosa c’entrano i Carabinieri di Arce con la morte di Serena Mollicone? E perchè la ragazza si recò lì in caserma? 

Serena voleva incastrare il figlio del maresciallo Mottola e accusarlo di spaccio assieme ad altri ragazzi del paese. A gettare ulteriormente luce su questo dubbio che, in realtà, avevano già tutti, è l’allora fidanzato di Serena, Michele Fioretti. 

Nel 2011, infatti, con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere vengono iscritti nel registro degli indagati l’ex maresciallo Franco Mottola, sua moglie e suo figlio Marco. Dopo una serie di peripezie giudiziarie, nel 2016 il GIP di Cassino Angelo Valerio Lanna chiede la riesumazione del cadavere di Serena per effettuare una doppia autopsia eseguita a cura del medico legale Cristina Cattaneo.

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Alla fine di quell’anno il padre di Serena chiese che venissero effettuati dei rilievi all’interno della Caserma di Arce, dove si ipotizza che sia stato nascosto il cadavere della giovane prima di essere buttato nel bosco.

Dalle analisi del RIS viene fuori nel 2018 che l’omicidio è avvenuto proprio all’interno della Caserma dei Carabinieri.

Il processo sulla morte di Serena oggi: le novità 

A distanza di 20 anni a testimoniare c’è Michele Fioretti, che ha dichiarato all’interno dell’aula di Cassino che Serena, ai tempi, gli comunicò la sua intenzione di voler denunciare Marco, il figlio del maresciallo Mottola, per spaccio.

In aula erano presenti anche i cinque imputati: l’ex comandante della stazione di Arce, il maresciallo assieme al figlio Marco e alla moglie Maria, l’appuntato Francesco Suprano e l’ex vice comandante Vincenzo Quatrale. Tutti accusati di concorso in omicidio, oltre che Quatrale su cui grava l’accusa di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi. Per Suprano, invece, l’accusa è di favoreggiamento.

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“Il figlio del maresciallo Mottola si fa le canne e spaccia, bell’esempio per Arce. Prima o poi lo vado a denunciare”: sarebbero queste le parole che avrebbe detto Serena Mollicone al suo fidanzato in quel tragico e lontano 2001. Una dichiarazione forte che va, in sostanza, a sostenere le ipotesi dell’accusa secondo cui Serena sarebbe stata fatta tacere con la forza. E forse anche Tuzi subì la stessa sorte.

Oggi Serena avrebbe 38 anni, ed anche se entrambi i genitori non ci sono più c’è chi lotta ancora per lei.

 

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