Zangrillo ribadisce, un anno dopo: “Il virus è clinicamente morto”. E invita a non creare allarmismi

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Alberto Zangrillo, primario di terapia intensiva del San Raffaele di Milano, ritorna a ribadire il fatto che, da un punto di vista clinico, il Covid-19 è morto. E lo fa mettendo in chiaro che queste dichiarazioni fotografano la realtà dei reparti ospedalieri .

In un’intervista concessa a ‘La Stampa’ Zangrillo ha dichiarato che il suo compito è quello di “interpretare la realtà” e torna su quelle parole pronunciate il 31 maggio dell’anno scorso disse (a Mezz’ora in più, dalla Annunziata) che “il virus era clinicamente inesistente”. Questo per il fatto che – spiega oggi – “nel mio ospedale non entrava un paziente da ricoverare per Covid da un mese”.

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E su queste parole non fa marcia indietro, anzi, “a oggi ripeterei esattamente la stessa cosa, perché nell’ultima settimana arrivati ​​sono 11 contagiati di cui 8 rimandati a casa”. Il primario del San Raffaele inoltre tende a sottolineare il fatto che nessuno ha detto di “disconoscere la pandemia” ma ovviamente ci sono anche altri tipi di malati a cui prestare attenzione.

Infine Zangrillo ha portato l’attenzione a una questione prettamente pratica, ovvero chiedendosi se a settembre si sarà in grado di “valorizzare i medici di famiglia”, che assieme ai pediatri “sono la cura più corretta al Covid”.

Un altro punto cruciale che il professore tende a calcare è quello relativo agli allarmismi, che non sono mai utili, anzi “spaventare le persone non è mai educativo”. E mette sul piatto quando lo scorso anno ogni giorno alle 18 la Protezione Civile citava i numeri che – ogni giorno – non facevano altro che rendere più drammatica la situazione.

“Basta allarmismi e mille paure”, Zangrillo di nuovo all’attacco

E quando si parla di allarmismi, questi sono legati anche ai comportamenti che sovrastano il buon senso: “Bisogna dare banalmente più valore alla mascherina, anziché fissarsi su mille paure”. Quindi per Zangrillo è più giusto ricorrere all’informazione corretta, invece che creare allarmismi.

Occorre però dire che lo stesso professore nel novembre dello scorso anno, quando i casi erano nuovamente aumentati e una nuova ondata si apprestava a travolgere l’Italia (e non solo), aveva fatto un timido passo indietro sulle sue parole di maggio, dicendo di “aver usato un tono forte, probabilmente stonato”, ma quello era ciò che aveva osservato all’interno degli ospedali.

Ora, sembra sia tornato sulle stesse posizioni di maggio dell’anno scorso. Bisogna aspettarsi un nuovo dietrofront nei prossimi mesi?

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