Cosa non si fa per un posto fisso! L’incredibile trovata di un giovane per entrare in Regione: ha rischiato grosso

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Assolto dopo 4 anni il giovane che aveva cercato di entrare in Regione tramite una lettera di raccomandazione fasulla.

Il problema della disoccupazione non è certo nuovo in Italia. Intere generazioni di giovani si trovano in una situazione di grave difficoltà, in cui, nonostante i titoli di studio, sono costretti a cercare lavori temporanei, sottopagati e senza la possibilità di ottenere da questi dei contributi utili ai fini pensionistici. La situazione attuale ha spinto un ragazzo romano a provare il tutto per tutto pur di ottenere un posto di lavoro a Lazio Crea, ovvero una società legata alla Regione Lazio.

Il ragazzo, diplomato come geometra, da anni si trovava senza un lavoro e rischiava di perdere la casa. Così ha preso una lettera in bianco ed ha scritto una lettera di raccomandazione al fine di avere maggiori chance di essere preso in considerazione. In questa si leggeva che era un “Professionista affidabile e instancabile bisognoso di lavorare”. Il tutto firmato Nicola Zingaretti.

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Giovane falsifica una lettera di raccomandazione per ottenere il lavoro e rischia il carcere

Concluso il colloquio, la società ha contattato il Presidente della Regione e gli ha comunicato che avevano parlato con il giovane da lui raccomandato. Ignaro di ciò che stavano dicendo, Zingaretti ha spiegato che si trattava di un falso ed ha dato mandato ai suoi legali per una denuncia. Il 30enne disoccupato è stato dunque accusato di falso in atto pubblico e contraffazione di sigillo.

A distanza di 4 anni dall’accaduto, il giovane è stato graziato dal giudice monocratico di Roma per un cavillo. La carta in cui ha scritto la falsa lettera di raccomandazione, infatti, non era una carta intestata della regione ma un normale foglio di carta, dunque il reato non poteva essere falso in atto pubblico, ma era falso in una scrittura privata: reato non più punibile. Inoltre non c’era stata una contraffazione del sigillo, cosa che i querelanti avevano dato per assodata.

Insomma tutto si è concluso per il meglio. Dopo la sentenza il protagonista di questa vicenda si è scusato: “Mi dispiace di aver creato tanto trambusto. Volevo solo un occhio di riguardo nel colloquio. Ho sbagliato e non rifarei mai nulla di simile”. In occasione del processo aveva anche spiegato in una lettera le motivazioni che l’avevano spinto a questo gesto:

“Spinto dalla necessità, dalla disperazione e dall’improvvisa morte di mia madre, non avendo neanche una casa di proprietà, tentavo maldestramente di poter fare un colloquio. La mia buona fede forse la si può evincere dal fatto che la lettera la scrissi a mano e non al computer perché, nel caso in cui qualcuno avesse accusato il dottor Zingaretti, con una semplice prova calligrafica si sarebbe potuta riconoscere la mia calligrafia”.

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