Contagi record nell’ex blocco comunista: quali sono le ragioni, secondo gli esperti?

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Est Europa aumento contagi no vax

In Est Europa, in particolare nei paesi afferenti all’ex blocco comunista, non sono solo alte le percentuali dei nuovi contagi, ma anche quelle dei cittadini scettici nei confronti dei vaccini. La fiducia nelle istituzioni è, infatti, bassissima

Nonostante si pozioni, con quasi tre quarti degli adulti completamente vaccinati, come primo continente al mondo per le vaccinazioni, l’Europa è internamente lacerata da differenze sostanziali fra gli Stati per quanto riguarda il numero di cittadini immunizzati.

Come riportato dalla CNN, infatti, mentre paesi quali Danimarca, Malta, Irlanda e Portogallo hanno quasi raggiunto la copertura totale di tutti i cittadini, dall’altra parte del continente i numeri sono drasticamente bassi.

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Bulgaria e Romania, ad esempio, hanno vaccinato in tutto, rispettivamente, solo il 22% e 32% degli adulti.

Numeri, questi, che fanno sorgere spontaneamente una domanda: perché ci sono così pochi vaccinati in tutto il blocco orientale europeo?

Va anzitutto scartata la prima potenziale ipotesi, quella della carenza di dosi. Sempre la CNN, infatti, ha posto in evidenza come tutti i paesi in Europa abbiano potuto avere libero accesso all’acquisto di tutti i vaccini approvati. Ma non solo.

I singoli paesi, infatti, hanno avuto la possibilità di procedere a una contrattazione autonoma con le case di produzione farmaceutica, come nel caso dell’Ungheria, che ha deciso di procedere all’acquisto dei vaccini russi Sputnik per metterli a disposizione della propria popolazione.

A confermarlo è anche Ivan Krastev, politologo bulgaro e membro fondatore del consiglio europeo per le relazioni estere: “Hanno i vaccini. Chiunque voglia vaccinarsi può farlo”, ha dichiarato alla CNN.

E allora, per quale ragione i cittadini dell’Est Europa non si vogliono vaccinare?

Perché in Est Europa la popolazione non vuole vaccinarsi?

La risposta, in questo caso, è più di natura sociologica che economica.

Nella maggior parte dei paesi Est-europei, infatti, il tasso di fiducia nei confronti delle istituzioni è bassissimo.

Come riportato da Sky News, infatti, i sondaggi hanno mostrato come la fiducia verso lo Stato e verso le istituzioni sanitarie sia ai livelli minimi nell’Europa dell’Est.

Almeno una persona su tre, infatti, non ripone fiducia nella sanità pubblica, con percentuali notevolmente più basse rispetto al resto del continente.

Gli stati afferenti all’ex blocco comunista – quelli con minor tasso di vaccinati – quali Bulgaria, Romania, Polonia e Lettonia, corrispondono a quelli nei quali la percentuale dei cittadini che ripongono fiducia verso le istituzioni in generale è notevolmente al di sotto della media.

“C’è un alto livello di sfiducia, e questo vale sia per la Bulgaria che per la Romania – ha dichiarato in merito il politologo Krastev –  “Anche la comunità medica, come i medici e gli infermieri, esitano nel farsi vaccinare. Non è quindi una sorpresa che lo sia anche la società nel suo insieme”, ha detto.

E non è un caso, infatti, che paesi quali Romania e Bulgaria stiano combattendo contro picchi di casi di coronavirus dagli inizi di settembre.

La Romania ha infatti segnalato di aver registrato oltre 45mila nuovi casi e oltre 800 decessi settimanali. Dati, questi, che si avvicinano moltissimo a quelli registrati durante il picco di contagi e morti dello scorso aprile, e che hanno “guadagnare” allo stato un tristissimo record: quello del tasso di mortalità pro capite più alto al mondo nel corso di questa settimana.

In Romania, attualmente, il tasso di sfiducia verso la sanità pubblica si attesta al 40%.

“C’è stata molta più campagna elettorale che campagna vaccinale”, ha detto Krastev, riferendosi alle imminenti elezioni parlamentari in Bulgaria. “Né il governo che era al potere né il governo ad interim hanno reso la vaccinazione una priorità”.

 

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