“Ragionavo da tossico. Una volta mentii alla Kostner…”: le confessioni di Alex Schwazer

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Alex Schwarzer si confida a 360° in una biografia in cui parla dei suoi amori, dello sport e del dramma del doping.

Oggi Alex Schwarzer è un uomo sereno con sé stesso, che vuole chiudere per sempre un capitolo della sua vita e ne vuole cominciare un altro. La sua carriera sportiva è stata segnata prima dal successo e successivamente dalla squalifica per doping. Sei mesi fa gli è stato precluso l’accesso alle Olimpiadi di Tokyo a causa di un processo pendente nel quale era accusato di aver fatto nuovamente ricorso a sostanze dopanti.

Il corridore aveva dichiarato con fermezza che c’era stato un errore e che si trattava solo di un falso positivo. Il riscontro al test anti-doping è avvenuto nel 2016 e il processo a suo carico è partito poco dopo. Ci sono voluti 4 anni e mezzo per dirimere il caso, ma alla fine il tribunale di Bolzano gli ha dato ragione e le accuse contro di lui sono state archiviate. Un vero e proprio trionfo, che gli ha permesso di guardare con maggiore fiducia al futuro.

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Alex Schwarzer si confessa: “Ragionavo da tossico”

In seguito alla vittoria in sede giuridica che riabilita la sua figura da professionista, Alex ha deciso di mettere per iscritto la prima parte della sua vita, parlando di sé stesso, del periodo in cui era schiavo del doping e di quello successivo in cui ha cercato di andare oltre all’errore commesso. Il libro, in libreria proprio in questi giorni, s’intitola ‘Dopo l’arrivo‘ e vuole essere un semplice racconto, in cui il corridore si mette completamente a nudo, ammettendo i propri errori e le proprie debolezze.

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La parte più interessante è proprio quella riguardante la schiavitù del doping: “Innsbruck-Vienna, Vienna-Antalya. A Carolina e ai miei genitori ho detto che sarei andato a Roma, alla Fidal. Ho tenuto il cellulare acceso anche di notte, per evitare che partisse il messaggio della compagnia telefonica turca. Ragionavo già da tossico. O meglio, sragionavo”. Ormai era entrato in un vortice di dipendenza e menzogne dal quale non riusciva ad uscire: “Ed ero pronto a mentire, perché doparsi vuol dire anche mentire”.

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