I talebani impongono la decapitazione dei manichini ai negozianti: ecco perché – VIDEO

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I talebani hanno ordinato ai proprietari dei negozi nell’Afghanistan occidentale di tagliare la testa ai manichini, le figure che rappresentano la forma umana violerebbero, infatti, la legge islamica. Un video che mostra alcuni uomini intenti a decapitare i manichini dei negozi di Herat è diventato virale sui social media, suscitando disprezzo sia all’interno che all’esterno del Paese.

Da quando sono tornati al potere il 15 agosto scorso, con resa incondizionata da parte degli Stati Uniti rispetto alle condizioni intimate dal gruppo jihadista, i talebani hanno imposto un’interpretazione sempre più dura della Sharia, con particolare limitazione delle liberta personali di donne e ragazze, vittime di regole ancora più severe, dopo vent’anni di indipendenza.

Sebbene gli islamisti intransigenti non abbiano emanato alcuna politica nazionale formale sui manichini – o altre restrizioni insidiose – varie autorità locali stanno reprimendo tutte quelle pratiche considerate immorali. Come riportato da France24, Aziz Rahman, capo del ministero per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio a Herat, ha confermato l’ordine mercoledì a Agence France-Presse, un’agenzia di stampa francese, fondata nel 1835 e tra le più importanti e autorevoli al mondo.

La denuncia su Twitter e l’ira dei commercianti

“Questa è Herat dove le autorità talebane hanno chiesto ai negozi di abbigliamento di decapitare tutti i “manichini donna” definendoli “non islamici”. Herat è stata definita da Rumi “la perla del Khurasan” ed è stata considerata la capitale culturale dell’#Afghanistan”, ha denunciato via Twitter Zia Shahreyar, giornalista per la BBC News araba.

Di seguito il posto originale con video

Alcuni negozianti avevano cercato di raggirare l’ordine di decapitazione coprendo le teste dei manichini con sciarpe o borse, ma sempre stando a quanto riferito da France24, Rahman avrebbe dichiarato che non era abbastanza: “Se coprono solo la testa o nascondono l’intero manichino, l‘angelo di Allah non entrerà nel loro negozio o casa e non li benedirà”.

Diversi commercianti nella città, che conta circa 600.000 persone, erano irritati dall’ordine: “Come puoi vedere, abbiamo tagliato le teste”, ha detto sempre all’AFP Basheer Ahmed, un venditore di abbigliamento, aggiungendo che ogni manichino era costato 5.000 afghani, all’incirca 50 dollari. “Se non c’è un manichino, come ti aspetti che vendiamo i nostri prodotti? Al cliente piace quando l’indumento è indossato correttamente su un manichino”.

Non è cambiato nulla in vent’anni

Dopo il 15 agosto, i talebani hanno promesso una versione più morbida della dura regola che ha caratterizzato il loro primo periodo al potere, dal 1996 fino al 2001, quando ogni rappresentazione superficiale, nonché costruita, della forma umana era stata messa al bando.

Ma le restrizioni sono tornate di soppiatto, comprese le segnalazioni locali di ordini alle persone di partecipare alle preghiere cinque volte al giorno, agli uomini di farsi crescere la barba e di scoraggiare l’abbigliamento occidentale.

Le donne, in particolare, risentono del peso dei nuovi ordini e vengono lentamente, ma implacabilmente, estromesse dalla vita pubblica. La maggior parte delle scuole secondarie per ragazze sono state chiuse, le donne sono escluse così anche dal lavoro statale, a parte alcune aree specializzate, e la scorsa settimana le nuove linee guida hanno affermato che non possono intraprendere lunghi viaggi, più di 70 chilometri, se non accompagnate da un parente maschio.

I talebani hanno anche intensificato i raid contro i venditori di liquori, arrestato i tossicodipendenti e vietato la musica. La loro presa di potere ha devastato nel giro di niente l’economia dell’Afghanistan, dipendente dagli aiuti internazionali, con miliardi di dollari di beni congelati dagli Stati Uniti e il sostegno economico da parte degli altri paesi in gran parte sospeso.

Tuttavia, la scorsa settimana il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione degli Stati Uniti per far si che gli aiuti umanitari raggiungano gli afghani ormai disperati, mantenendo i fondi in pratica fuori dalle mani del governo talebano, che deve ancora essere riconosciuto da tutte le nazioni.

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