Spotify, anche Harry e Meghan contro i podcast No Vax: cosa succede adesso?

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Non è assolutamente un buon momento per Spotify.

Dopo l’addio di Neil Young e Joni Mitchell, anche il principe Harry e Meghan Markle hanno espresso la loro preoccupazione per la programmata disinformazione sul Covid-19, ma al momento continueranno a lavorare con la piattaforma.

Harry e Meghan contro Spotify

La coppia, che ha sostenuto apertamente questo settembre una più equa distribuzione del vaccino al Global Citizen Live di New York, ha firmato un lucroso accordo, stimato all’incirca sui 25 milioni di dollari, con il gigante dello streaming per ospitare e produrre podcast alla fine del 2020.

Come riportato dal Mirror, in una dichiarazione di domenica, l’organizzazione benefica dei duchi del Sussex, la Archewell, ha manifestato, però, la propria apprensione rispetto alla policy aziendale di Spotify in merito alla questione sin dall’inizio, motivo per cui è anche nata l’organizzazione di beneficenza, e di continuare a farlo “per garantire che vengano apportate modifiche alla piattaforma per cercare di affrontare al meglio questa crisi sanitaria”.

Quale sarà il futuro di Spotify?

Ma le dichiarazioni dei duchi non sono affatto un fulmine a ciel sereno. Lo scossone da parte dei Sussex arriva dopo l‘abbandono di un certo numero di artisti della piattaforma a causa di contenuti controversi, approvati e trasmessi, come il podcast The Joe Rogan Experience, noto per diffondere opinioni scettiche sui vaccini.

Sempre secondo il Mirror, un portavoce di Archewell ha ammesso che la coppia comunque si impegnerà a continuare il proprio lavoro con Spotify: “Centinaia di milioni di persone sono colpite ogni giorno dai gravi danni della disinformazione sempre più dilagante ed incontrollata” – ha affermato il portavoce – “Lo scorso aprile, i nostri co-fondatori hanno iniziato a esprimere preoccupazioni ai nostri partner di Spotify per le conseguenze fin troppo reali della disinformazione sul Covid-19 sulla loro piattaforma.

Insomma, pare che sia giunto il momento per il colosso dello streaming di aggiustare il tiro rispetto alla loro posizione, non del tutto chiara, sulla grave responsabilità che hanno di trasmettere contenuti in linea con un’informazione chiara e verificata: “Abbiamo continuato a esprimere le nostre preoccupazioni per garantire che vengano apportate modifiche alla piattaforma per cercare di affrontare al meglio questa crisi sanitaria”- ha continuato il portavoce – “Prestiamo tutta la nostra attenzione a Spotify, cercando di andare incontro a questo momento delicato e ci impegniamo a continuare il nostro lavoro insieme a loro, così come stiamo già facendo”.

Nel frattempo, l’emorragia continua a fare il suo corso. Anche la cantautrice Joni Mitchell ha annunciato sabato, infatti, che avrebbe rimosso il suo catalogo da Spotify come gesto di solidarietà a Neil Young. La musica di Young è stata eliminata dalla piattaforma dopo che, secondo quanto riferito, Young avrebbe dato un ultimatum: o il suo lavoro o il podcast The Joe Rogan Experience. Ma l’intimazione non sembra aver sortito l’effetto sperato, con buona pace di Young. Tuttavia, il danno è stato fatto ed ora Spotify sarà costretto a correre ai ripari dopo le dichiarazioni di Harry e Meghan.

Informazione libera sì, ma fino ad un certo punto

Come spiega il Mirror, a seguito dei timori sollevati da Young, Spotify ha affermato di mirare a bilanciare sia la sicurezza per gli ascoltatori che la libertà per i creatori di contenuti e di aver rimosso più di 20.000 episodi di podcast relativi al Covid dall’inizio della pandemia.

Più tardi domenica scorsa, Daniel Ek, amministratore delegato di Spotify, ha dichiarato: “Sappiamo di avere un ruolo fondamentale. Dobbiamo supportare la libertà d’espressione dei nostri creatori, bilanciandola con la sicurezza dei nostri utenti” – ha sottolineato il CEO -“Per me è importante che non si assuma la posizione di censura rispetto ai contenuti, assicurandoci anche che ci siano in atto, però, regole e conseguenze per coloro che le violano”.

Ma Ek ha anche annunciato che la società ha pubblicato le sue regole della piattaforma a lungo termine, dopo aver ammesso di non essere stato del tutto “trasparente sulle politiche che guidano i nostri contenuti in modo più ampio”. Ha affermato, sempre secondo il Mirror, che la piattaforma sta anche lavorando per aggiungere un avviso di contenuto a qualsiasi episodio di podcast che includa una discussione su Covid-19. “Mi fido delle nostre politiche aziendali, della ricerca e delle competenze e della nostra aspirazione ad applicarle in modo da consentire un più ampio dibattito e discussione, entro i limiti”, ha aggiunto.

Tuttavia, nonostante le giuste rimostranze dei duchi del Sussex, pare che la coppia al momento non abbia rispettato gli accordi con Spotify. La scorsa settimana è stato riferito, infatti, che la piattaforma stava rivedendo l’accordo stipulato con Harry e Meghan: sarebbero stato prodotti troppo pochi contenuti in questi mesi, un dato non indifferente.

Per questo la società sta assumendo una serie di produttori interni per aiutare a portare a termine l’accordo dopo aver atteso più di un anno per qualsiasi tipo di materiale. Sembra che stiano reclutando nuovo personale per lavorare con Archewell Audio di Harry e Meghan a Los Angeles per podcast che includono le voci di donne di alto profilo.

Un spot pubblicitario per un ruolo di produttore senior presso Gimlet Projects, il braccio di produzione interno di Spotify, afferma: “Attualmente stiamo assemblando un team per il podcast che costruirà e lancerà un nuovo spettacolo originale con Archewell con le voci di donne di alto profilo”. Al momento, infatti, l’unico sforzo del Duca e della Duchessa di Sussex  per Spotify è stato uno speciale per le vacanze natalizie di 35 minuti nel dicembre 2020, in cui erano presenti i loro amici James Corden ed Elton John.

Una fonte interna ha confessato a The Sun che: “Spotify ha atteso a lungo alcuni contenuti da parte di Harry e Meghan e ora sembra che abbiano alla fine preso in mano la situazione” – ha specificato – “L’assunzione di una serie di talenti interni da parte di Spotify garantirà in qualche modo finalmente una continuità di materiale da parte loro, mentre continueranno ad impegnarsi per onorare il contratto che hanno firmato”.

Perlomeno, questo è quello che si spera, ma se la piattaforma di streaming dovesse continuare a tergiversare rispetto alla questione Covid-19, non è detto che i Duchi porteranno avanti, anche se con molti intoppi, la loro collaborazione, già poco produttiva.

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