Grande lutto per Mina e Celentano: se ne va uno degli artefici dei loro successi

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Se n’è andato a 85 anni, presso l’ospedale San Spirito di Casale, Mauro Coppo, paroliere, musicista e giornalista che da anni abitava a Borgo San Martino, nel Casalese, in provincia di Alessandria; era il paesino della moglie Irma Tonelli, di cui era rimasto vedovo anni fa e che aveva insegnato a lungo al collegio San Carlo. Coppo era ricoverato da qualche giorno, ma non è stata resa nota la causa del decesso.

Mauro Coppo
Una delle poche foto reperibili online di Mauro Coppo

In un articolo de ‘La Stampa’ il sindaco Fabio Zavattaro ha voluto ricordare così il paroliere: “Mauro Coppo faceva una vita molto ritirata, ma aveva avuto successo in età giovanile, quando, appassionato di musica com’era, aveva scritto varie canzoni per diversi big della musica leggera”.

La carriera del paroliere dei Big

Negli anni Cinquanta e Sessanta, Mauro Coppo si era fatto strada nel mondo della musica collaborando con alcuni artisti d’eccezione: ha scritto “Che dritta” per Adriano Celentano, “Il duro” per Fred Buscaglione e “La gente ci guarda” per Mina, canzone però poi lasciata dalla Tigre di Cremona al fratello Alfredo. Aveva avuto modo anche di lavorare a lungo con Ginetto Prandi, Natalino Otto e la moglie Flo Sandon’s, creando alcune hit di successo della musica leggera di quegli anni come “Quattro lacrime” e  “Labbra di fucoo”.

Tuttavia, la musica leggera non ha mai soppiantato il suo primo amore musicale, il jazz. Il suo legame con Ginetto Prandi fece si che entrambi si cimentassero in una collaborazione musicale duratura: uno lavorava agli spartiti, mentre l’altro scriveva. E il suo amore per la scrittura negli ultimi anni aveva preso un’altra forma, diventando giornalista per il bisettimanale Il Monferrato e il diocesano Vita casalese.

Come riferito sempre da ‘La Stampa’, Coppo per Il Monferrato aveva anche curato un sentito ritratto alla memoria di Gino Prandi e scritto alcuni articoli sul tema “Il jazz, questo sconosciuto”, sottolineando più volte come la musica non avesse confini: ” È una stupidaggine dividere la musica in generi. In ognuno c’è del bello e pure del brutto, ma la musica va apprezzata nel suo insieme”, aveva scritto in uno dei suoi articoli.

Ma il paroliere Coppo non si è limitato solo alla musica e alla scrittura: ha lavorato anche  all’ospedale Santo Spirito nell’ufficio della Ragioneria: “Ricordo che era orgogliosissimo della sua attività giovanile in campo musicale. L’ultima volta che lo vidi qualche anno fa era già allettato perché, anche da più giovane aveva avuto problemi a una gamba”, ha ricordato Carlo Baviera, compaesano di Coppo, sempre a La Stampa, che lavorò anche con lui presso l’ospedale Santo Spirito.

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