“Siamo poliziotti” ma è un agguato: ferito il boss Antonello Francavilla, il figlio 15enne tra la vita e la morte

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Hanno semplicemente suonato alla porta di uno stabile di Nettuno identificandosi come poliziotti prima di aprire il fuoco contro Antonello Francavilla e il figlio quindicenne Mario, che si trovava sotto la doccia.

Nel riquadro, Antonello Francavilla

Antonello Francavilla non è un uomo qualsiasi: si tratta infatti di un pezzo grosso della mafia foggiana e da anni si trova a capo di una delle batterie più potenti di questa mafia. Alle sue spalle un curriculum di tutto rispetto, se così si può dire: spaccio, traffico di droga internazionale, estorsione.

Il boss della mala pugliese si trovava a Nettuno per scontare gli arresti domiciliari dopo la condanna per estorsione ai danni di un imprenditore foggiano: aveva scelto Nettuno grazie anche a un’amica, che ben conosce la cittadina, ma anche per una ragione di sicurezza vista la sua fama nel foggiano.

Ma evidentemente è valso a ben poco rifugiarsi nella cittadina sul litorale laziale, infatti i sicari lo hanno trovato e hanno cercato di ucciderlo. Secondo le prime indagini molto probabilmente l’agguato nei confronti di Francavilla è partito proprio dalla sua zona d’origine.

Il sistema è quello di chiaro stampo mafioso. Si bussa alle porte dei boss e si procede con l’omicidio, poco importa se ci sono figli o minori: si uccide anche loro. I colpi sparati contro Francavilla sono stati tre e due di essi sono stati rivolti contro il figlio 15enne.

Ovviamente su chi possa essere stato a sparare i colpi contro il boss e suo figlio ancora non si sa nulla e Francavilla si rifugia nell’omertà. I poliziotti, così, devono fare affidamento alle immagini che hanno recuperato dalle telecamere di sorveglianza.

Nel 2016 un altro agguato alla famiglia di Francavilla, fu coinvolto il figlio minore del boss

La famiglia di Antonello Francavilla non è nuova a subire questo tipo di agguati.

Nel 2016 il figlio minore di Francavilla venne raggiunto di striscio da un proiettile mentre si trovava in braccio al nonno, Roberto Sinesi, altro boss della mafia foggiana: il piccolo di appena 4 anni si trovava in macchina con il nonno e la mamma Elisabetta, quando una macchina si era affiancata alla loro e dalla vettura erano stati esplosi una serie di colpi, che avevano colpito Sinesi al petto, sfiorando il piccolo, mentre la donna rimase illesa.

Ora il figlio Mario si trova in ospedale e lotta tra la vita e la morte.

Il suo nome fa riferimento a un altro nonno, che nel 1993 venne ucciso sempre sulla scia delle battaglie tra clan pugliesi.

Ma, in questo caso, ad essere colpito è un giovane innocente.

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