L’Ucraina mette al bando 11 partiti filorussi: perché? Zelensky lo aveva già fatto in passato

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L’Ucraina ha deciso di mettere al bando 11 partiti ritenuti filorussi. 

L’annuncio è stato dato dal presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, che ha confermato la decisione presa dal Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa dell’Ucraina.

zelensky

Nel videomessaggio, il presidente ucraino ha voluto ribadire che non solo “le attività di quei politici finalizzate alla divisione o alla collusione non avranno successo”, ma che riceveranno anche una “risposta molto dura”.

La decisione del consiglio di sicurezza, come riportato dallo stesso Zelensky, verrà ora girata direttamente al ministero della Giustizia che dovrà provvedere ad attuarla.

Come accennato, i partiti messi al bando sono in tutto 11: stando a quanto riportato anche dal quotidiano Ukrayinska Pravda, si tratterebbe di forze politiche accomunate da posizioni euroscettiche, liberali o filorusse.

Due dei partiti sospesi hanno una rappresentanza importante nella ‘Vechorvna Rada’, il Parlamento monocamerale ucraino. La ‘Piattaforma di Opposizione – Per la Vita’ può infatti contare su 43 deputati, mentre il Blocco di Opposizione ha 6 deputati nel parlamento ucraino.

Colpiti molti partiti di sinistra: nel 2015 venne bandito il Partito Comunista

La Piattaforma di Opposizione è una forza politica dichiaratamente filorussa, in prima fila nel richiedere che le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk venissero riconosciute dalla Russia. Il Blocco di Opposizione è invece il partito politico composto dai fan dell’ex presidente Viktor Janukovyc, rifugiatosi in Russia nel 2014 dopo le proteste di Euromaidan.

Tra gli altri partiti colpiti dall’editto di Zelensky compaiono anche l’Unione delle forze di sinistra, il Partito socialista progressista dell’Ucraina e il Partito della Sharia.

La sospensione di queste forze politiche durerà per tutto il tempo in cui sarà in vigore la legge marziale in Ucraina.

Non è la prima volta che Zelensky si scaglia contro gruppi politici ritenuti scomodi. Già nel 2015 l’attuale presidente ucraino aveva bandito il Partito Comunista dell’Ucraina (che prese il 13,2% nelle elezioni 2012, prima di Euromaidan) con una legge che equiparava il comunismo al nazismo.

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