Gli ucraini contro il Comitato Internazionale della Croce Rossa: quali sono le accuse?

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Per meglio comprendere il conflitto in corso in Ucraina, ascoltare, leggere ed informarsi anche tramite gli organi di stampa nazionali ucraini e russi può rendere l’idea dell’attuale situazione sociopolitica dei due paesi. Noi, esterni ai fatti, abbiamo la possibilità di vagliare, esaminare e rigettare le notizie che ci sembrano artificiali e costruite dalla macchina della propaganda governativa, ma chi vive all’interno sia dell’Ucraina che della Russia, ha meno possibilità in questo senso.

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La narrazione, infatti, è volta a preservare l’immagine del proprio Paese, screditando l’altro. Detto questo, è indubbio che rimanga una differenza abissale, se non proprio ontologica, tra invasore ed invaso, tuttavia un racconto intestino può essere quel termometro di cui abbiamo bisogno, soprattutto dopo le polemiche scaturite dalla foto, messa in prima pagina da ‘La Stampa’, intitolata “La Carneficina”.

Il quotidiano piemontese ha pubblicato il 16 marzo la foto di un uomo anziano con le mani sul viso, circondato da cadaveri, dopo un bombardamento. La correlazione automatica, dopo un mese di guerra, fa pensare subito alla carneficina come il terribile risultato di un attacco russo, anche perché nelle colonne che affiancano la copertina si parla di Leopoli e Kiev, entrambi obiettivi militari importantissimi per il Cremlino.

Eppure, l’immagine non è stata scattata a Leopoli né a Kiev, bensì a Donetsk, capitale dell’omonima regione del Donbass di cui la Russia ha riconosciuto l’indipendenza dall’Ucraina, qualche giorno prima dell’inizio della presunta “operazione speciale”. Dal giorno del bombardamento, sistematicamente russi e ucraini si incolpano a vicenda, in una sorta di scarica barile; ma così come l’Ucraina non avrebbe motivo di attaccare i propri cittadini, malgrado quei territori siano ora in mano ai russi, è anche vero che l’esercito russo ha già piegato alla sua volontà la regione orientale del Paese. Chi ha sganciato le bombe, però, non è dato saperlo e forse non lo si saprà mai.

Cosa dice la Pravda ucraina?

L’Ukraïns’ka pravda è un giornale on-line ucraino. Gli articoli vengono pubblicati per la maggior parte in lingua ucraina, alcuni in lingua russa o vengono tradotti in russo, e trattano principalmente di politica, tematiche sociali ed economia. Non ha niente a che fare con la storica ‘Pravda’, organo di stampa ufficiale del Comitato Centrale del Partito Comunista Sovietico dal 1918 fino allo scioglimento della stessa URSS.

Due giorni fa ha pubblicato un articolo molto interessante, ma che non ha avuto al momento riscontro alcuno su altre testate nazionali ed internazionali, rispetto ad una richiesta, da parte della popolazione ucraina, di boicottare il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR). Cerchiamo di capire, quindi, cosa hanno letto sabato gli abitanti di Kiev e non solo.

Peter Maurer e Sergei Lavrov

Gli ucraini stanno spingendo le persone a smettere di sostenere il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), tramite le loro donazioni all’organizzazione. La decisione sarebbe maturata dopo una serie di eventi. Innanzitutto, il CICR non ha dato una mano nell’organizzazione dei corridoi umanitari per i civili ucraini. Inoltre, la Croce Rossa continua a definire “conflitto” la guerra tra Russia e Ucraina.

Ma, oltre il fallimento dei corridoi umanitari della Croce Rossa e l’errata terminologia adoperata dalla CICR, ci sarebbe altro. Secondo l’ Ukraïns’ka pravda, il Comitato Internazionale della Croce Rossa vorrebbe anche aprire una sua sede a Rostov sul Don, città situata nella Russia meridionale quasi al confine con Mariupol, apparentemente per aiutare gli ucraini in quella porzione di territorio gestita dai russi.

Transparency International Ukraine – un’organizzazione internazionale non governativa che si occupa della corruzione, non solo politica – sottolinea, sempre secondo il giornale ucraino, che la creazione di tali uffici in Russia non è altro che un modo per legalizzare la deportazione degli ucraini che la Russia sta effettuando con la forza.

E pare che una foto del presidente del CICR, Peter Maurer, mentre stringe la mano a Sergey Lavrov è già diventata virale sui social network. Maurer, dopo aver fatto tappa Kiev, ha portato il suo messaggio a Mosca: le parti del conflitto in Ucraina devono rispettare il diritto internazionale umanitario per quanto riguarda i civili, i feriti, i prigionieri e il rimpatrio dei cadaveri. In quell’occasione, il ministro degli Esteri russo  ha assicurato che Mosca è pronta a collaborare.

Lettere di dissenso

L’Ukraïns’ka pravda ha continuato l’articolo parlando della giornalista e media coach Nina Kuriata che ha chiesto di firmare una petizione diretta al presidente del CICR, chiedendo un’intensificazione delle sue attività in Ucraina, in una lettera aperta:

“Ehi fratelli e sorelle, è il momento di firmare una petizione per il Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa. Solo per fare un esempio, recentemente ha stretto la mano a Lavrov e ha promesso di creare centri per rifugiati ucraini a Rostov sul Don. Fa notizia. Ma non è problematico che gli ucraini siano sostanzialmente rapiti in territorio russo? Sarebbero anche costretti ad attraversare le enclavi, non riconosciute, di Donetsk e Luhansk. E avete anche visto com’è la situazione senza corridoi umanitari funzionanti e l’intervento del CICR”.

Un membro del parlamento ucraino, poi, Dmytro Hurin ha definito il Comitato internazionale della Croce Rossa un “collaboratore” russo:

“Il Comitato Internazionale della Croce Rossa in Ucraina collabora con la Russia. Spendono i soldi raccolti per loro stessi, non per compiti istituzionali. Non hanno fatto quasi nulla per aprire i corridoi umanitari. Ora stanno aprendo un centro che agevoli la deportazione a Rostov sul Don. Il fondatore della Croce Rossa, Henri Dunant, si vergognerebbe di quanto sta accadendo. Alla Croce Rossa dovrebbe essere vietato lavorare in Ucraina almeno fino alla fine della guerra e si dovrebbe far presente, a nome dell’Ucraina, di donare ad altre organizzazioni umanitarie. Il presidente della Croce Rossa Peter Maurer deve dimettersi”.

Il capo dell’impresa statale per gli appalti medici dell’Ucraina Arsen Zhumadilov ha osservato che ciò che era noto a pochi sta arrivando anche al grande pubblico:

“L’altro giorno c’è stata indignazione su Facebook per il Comitato Internazionale della Croce Rossa. Questa guerra costringe tutti a mettere giù le maschere. Ciò che prima era noto a pochi sta diventando noto al grande pubblico. Le organizzazioni internazionali non sono vacche sacre. Le loro bussole morali si sono smarrite da tempo. I benefici del loro lavoro non sempre superano i danni. Il valore aggiunto dei loro sforzi è discutibile. La possibilità di accettare denaro da governi di diversi paesi e ridistribuirlo, meno il mantenimento dell’organizzazione stessa, non costituisce valore aggiunto”.

L’Ukraïns’ka pravda ha raccontato inoltre come Dana Yurovych, esperta di riforme, non abbia avuto parole dolci per la Croce Rossa: “Qual è un sinonimo della parola merda? Esatto, la Croce Rossa. Fanno interventi in cui dicono di apprezzare molto la vita e la sicurezza dei civili da ogni parte del “conflitto”, ma questa è spazzatura. Negoziare con i terroristi e reinsediare le persone come ostaggi è il più alto grado di disgrazia e crimine umanitario. L’Aia piange per voi, diavoli samaritani”.

È importante sottolineare, però, che la Società della Croce Rossa ucraina (la Croce Rossa dell’Ucraina) e il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) sono organizzazioni diverse, questa, infatti, ha sede a Ginevra. Proprio per questo, la Società della Croce Rossa ucraina ha scritto questo post sulla sua pagina ufficiale di Facebook:

“La Croce Rossa ucraina ha un mandato esclusivamente nazionale: opera solo nel territorio dell’Ucraina. Il CICR ha un mandato internazionale, agendo come mediatore neutrale e imparziale tra tutte le parti del conflitto armato per risolvere le questioni umanitarie. Pertanto, vorremmo sottolineare che la Croce Rossa ucraina non ha nulla a che fare con la visita ufficiale del CICR in Russia, non ha nulla a che fare con l’apertura di sedi o centri umanitari a Rostov sul Don”.

 

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