Corte penale internazionale, cos’è e come funziona: al suo interno assenze pesantissime

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Si parla sempre più della possibilità di un mandato di cattura internazionale per Putin per i crimini commessi nella guerra. Ma come funziona la corte penale internazionale? E perché Russia, Ucraina e USA ne sono fuori?

L’escalation del conflitto in Ucraina sta comportando a un aumento vertiginoso del numero di vittime civili che perdono la vita sul territorio ucraino.

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In tal senso a livello internazionale si parla sempre più di un intervento da parte della Corte penale internazionale. Ma non solo nei termini del suo ruolo nello scenario sia bellico che post bellico di ricostruzione, ma anche di un possibile mandato di cattura per Putin.

Al di là della valutazione di questa possibile ipotesi, di cui il Corriere della Sera ne ha parlato con l’ex giudice Cuno Tartufesser, vediamo come funziona la Corte internazionale, la differenza con il Tribunale e l’assurdità dell’assenza di alcuni paesi fondamentali in questo contesto.

Cos’è la Corte penale internazionale

La Corte penale internazionale è un tribunale con sede all’Aia per crimini internazionali. Si occupa, infatti, di reati che interessano l’intera comunità internazionale, quali genocidio e crimini di guerra.

Dal punto di vista giuridico la Corte internazionale ha una competenza che viene definita complementare a quella dei singoli stati. Significa, in poche parole, che esso può intervenire laddove i singoli stati non lo facciano, per impossibilità o per mancanza di volontà, per punire crimini internazionali.

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La Corte penale internazionale, a differenza del Tribunale penale internazionale, non è un organo afferente alle Nazioni Unite, ma un “organo giudiziario penale”, come dichiarato a Rai News da Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale presso l’Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio in Roma.

La Corte nasce nel contesto del Secondo Conflitto Mondiale, quando iniziarono ad essere istituiti i tribunali militari, gli stessi che, per intenderci, diedero vita al noto Processo di Norimberga.

Come funziona la Corte penale internazionale

In quanto organo giurisdizionale, la Corte, come si diceva, si occupa di crimini sovranazionali che vengono commessi però da persone fisiche e non da entità quali gli Stati.

Il suo funzionamento, come chiarito sempre da Musacchio, viene disciplinato da un documento noto come lo Statuto di Roma, che oggi vede la firma e la sottoscrizione di di 123 nazioni.

I grandi assenti nella ratifica: USA, Russia e Ucraina

Il progetto finale della Corte venne rimesso, ai tempi della sua creazione, a una conferenza diplomatica di plenipotenziari, che vennero convocati a Roma dal 15 giugno al 17 luglio del 1998.

Fu in quel consesso che venne approvato, a seguito di importanti discussioni, lo Statuto, con un bilancio finale di 120 voti favorevoli, 7 contrari, 21 astenuti e con la firma finale dell’Atto dalle delegazioni partecipanti.

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L’apertura dei lavori per la ratifica dello Statuto della Corte Penale Internazionale

Ci sono, però, dei grandi assenti. Per un’ironia della sorte, che non è così tanto ironica e casuale, le due superpotenze nucleari, Russia e Stati Uniti, non solo non hanno ratificato l’accordo, ma non l’hanno neanche firmato.

L’Ucraina, invece, ha firmato ma non ratificato.

Mandato internazionale per Putin: può funzionare davvero? I dubbi sulla possibile applicazione della legge sul genocidio (e la colpa è della stessa Ucraina)

Nell’intervista al Corriere della Sera cui si faceva riferimento prima, Michele Farina ha intervistato il giudice Cuno Tarfusser circa la possibilità che si concretizzi un mandato internazionale di cattura contro Vladimir Putin per Genocidio e Crimini di guerra.

Come chiarito dall’ex giudice l’ipotesi è plausibile, ma il punto è un altro: la necessità di “raccogliere prove genuine”. Un aspetto tutt’altro che semplice mentre un conflitto è nel pieno del suo svolgimento.

Non una questione di tempistiche, dunque, come inizialmente si credeva (il mandato di cattura “potrebbe arrivare entro la fine dell’anno”, a detta di Tarfusser) ma quanto di prove schiaccianti.

Ma questa non è l’unica problematica. Che ruolo potrà avere, infatti, la Corte internazionale in rispetto a tale possibilità?

Se la sua competenza, come dichiarato alla Rai da Musacchio “è lapalissiana”, ossia riguarderà, come si diceva, “senza dubbio alcuno il delitto di genocidio, i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità (previsti e perseguiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto di Roma)”, problematica è l’effettiva possibilità di applicazione.

Subentrerebbe, infatti, il cosiddetto “difetto di giurisdizione riguardo al delitto di aggressione (art. 8 bis)”. Cosa significa? Significa che, non essendo né la Russia né l’Ucraina Stati ratificanti della Corte internazionale, si verificheranno, notevoli “problematiche di natura interpretativa e applicativa.”

Quel che è certo, fino ad ora, è che il procuratore della Corte penale internazionale Khan, come evidenziato sempre dal Professor Musacchio, ha già aperto un’indagine per crimini di guerra nel 2014 e che vengono tutt’ora commessi nel corso dello svolgimento della guerra in Ucraina.

Una soluzione complessa, dunque, che potrebbe non vedere risoluzione a stretto giro. La problematica, infatti, è a monte, ed è ben riassunta nel parere espresso sempre dal docente:

“Oggi purtroppo la forza continua a prevalere sul diritto. La realizzazione dei diritti umani fondamentali pertanto non si avrà mai fino a quando la punizione delle grandi potenze mondiali (Stati Uniti, Russia, Cina) che si rendono responsabili di gravi violazioni non sarà concreta. Mi rendo conto tuttavia che siamo su un piano per il momento del tutto utopico.”

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