Oltre 111mila morti all’anno: è una vera e propria strage – basta così poco per salvarsi: ecco cosa fare

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Uno studio che ha preso in esame migliaia di volontari confrontando il loro stile di vita con quello delle persone morte prematuramente ha messo in luce l’importanza di camminare per vivere più a lungo

Camminare tanto e con regolarità fa bene, questo è ormai un dato di fatto, ma quali sono i reali benefici per la nostra salute dal punto di vista psicofisico e cardiovascolare? Se ne sono occupati alcuni esperti realizzando uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Jama Internal Medicine, rivelando che nei soli Stati Uniti sarebbe possibile evitare ben 111mila morti premature all’anno se solo ogni cittadino iniziasse a camminare per una decina di minuti in più ogni giorno.

Camminando per 20 minuti la speranza di vita si allunga ulteriormente
Nei soli Stati Uniti sarebbe possibile evitare ben 111mila morti premature all’anno (Fonte Pixabay)

I ricercatori hanno lavorato con un gruppo di volontari e utilizzato i dati relativi all’attività fisica e ai tassi di mortalità di un enorme numero di adulti statunitensi, per arrivare a questo risultato.

Camminare può davvero allungare la vita?

Tali dati fanno parte del National Health and Nutrition Examination che con regolarità chiede ad un campione di persone una serie di informazioni riguardanti il proprio stile di vita e la salute. Raccogliendo i dati di 4.840 statunitensi di etnie e sesso diversi e di età compresa tra 40 e 85 anni estrapolati da questo database e che hanno risposto ad un sondaggio, gli scienziati hanno dato inizio alla loro ricerca per capire quanto camminare influenzasse positivamente la loro salute.

Ad alcuni di questi volontari, inoltre, è stato chiesto di indossare un contapassi per una settimana e di comportarsi come d’abitudine, monitorando la loro attività fisica.

L'influenza del movimento sulla mortalità
Lo studio ha preso in esame cittadini statunitensi ma può riguardare tutto il mondo (Fonte Pixabay)

Come è stato svolto lo studio

Sono poi stati effettuati dei raggruppamenti dei volontari basati su alcune variabili, come i minuti trascorsi camminando. Infine è stato effettuato un confronto tra i loro nomi/abitudini e quelli presenti sul registro dei decessi allo scopo di stabilire, in base ai diversi livelli di attività, il relativo tasso di mortalità. Una procedura che ha tenuto conto anche di età, dell’indice di massa corporea, del fatto che fumassero o meno, o della possibilità che avessero di muoverso o meno per via di eventuali patologie, oltre ad una serie di altri parametri presi in considerazioni per giungere alle conclusioni dello studio.

Il team di esperti è riuscito, attraverso la combinazione dei vari elementi, a creare un modello statistico che fornisce conclusioni di enorme importanza: ovvero chje se ogni adulto che ha la possibilità di farlo effettuasse del movimento fisico (camminando o in altro modo) per almeno dieci minuti al giorno, ben 111.174 morti l’anno potrebbero essere evitate, ovvero il 7% di decessi in meno in un anno, negli Stati Uniti. Ma non solo perchè più il tempo dedicato all’attività fisica aumenta più cresce la stima dei decessi evitabili che passa al 13% con 20 minuti al giorno e al 17% con 30 minuti al giorno.

L’analisi dello studio

Lo studio legato all’influenza che il movimento ha sulla nostra speranza di vita è stato commentato da Gianfranco Beltrami, specialista in medicina sportiva, vice presidente nazionale della Federazione medico sportiva italiana, il quale ha dichiarato che si tratta di “un’ulteriore conferma dell’importanza del movimento, che dev’essere considerato alla stregua di un vero e proprio farmaco salvavita. L’importante però è che tempi e intensità vengano correttamente adattati non solo tenendo conto dell’età dell’individuo, ma anche delle sue eventuali patologie. Non va dimenticata inoltre l’importanza dell’allenamento della forza e dell’elasticità muscolare che va abbinata agli esercizi aerobici, come la camminata, per contrastare la perdita di massa muscolare che si registra col passare degli anni”.

 

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