Gli italiani sempre più poveri: i dati che emergono fanno tremare il Bel Paese

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Ci stiamo letteralmente impoverendo? La domanda sorge spontanea dopo i dati sul calo d’acquisto e le perdite del primo trimestre. E la partita dell’aumento degli stipendi rimane ancora aperta

I prezzi aumentano, gli stipendi calano, e con essi il potere di acquisto. A lanciare l’allarme è l’Istat, che segnala nelle sue previsioni la necessità di un aumento degli stipendi almeno dello 0,8% a fronte del +5,2% dell’inflazione.

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La problematica non è indifferente, considerando che la perdita del potere del potere di acquisto già in corso e che, secondo le stime, scenderà di almeno “cinque punti percentuali”.

Ad aggravare una situazione lo spropositato numero di lavoratori in attesa del rinnovo: ben 6,8 milioni, ossia il 55,4% del totale dei lavoratori italiani.

In questo quadro tutt’altro che roseo sono i dati, appunto, a parlare chiaro. Nel primo trimestre del 2022, come riportato dall’Ansa, il Pil è diminuito dello 0,2% rispetto al precedente, dove la crescita, seppur sostenuta, si è attestata allo +0,7%.

I costi salgono, gli stipendi scendono: i lavoratori italiani sempre più poveri e in grado di acquistare meno

I sindacati nelle ultime settimane hanno denunciato, in modo univoco, il serissimo rischio di impoverimento dei lavoratori dipendenti.

Un timore, questo, già palesato dal ministro del Lavoro Orlando, che come riporta La Stampa si è detto convinto che Confindustria “non voglia un accordo tra le parti su questi temi”.

D’altronde il presidente Carlo Bonomi ha già espresso le sue polemiche in merito ad Orlando in occasione dell’assemblea dell’Unindustria di Roma.

Dinanzi alla proposta del ministro di fornire supporto alle imprese a seguito del rincaro dell’energia con la garanzia, però, di aumento dei salari, etichettando come “ridicole” le proposte degli industriali, che si sono sentiti ricattati da questa proposta.

E allora, cosa fare? La controproposta di Confindustria è di percorrere la strada della detassazione degli stipendi, con un “taglio serio e forte” del cuneo fiscale che ammonti a “16 miliardi” che andranno destinati “per due terzi ai lavoratori e per un terzo alle imprese”.

L’obiettivo di Confindustria è ridurre il peso che grava sui lavoratori dipendenti dei contributi, da far gravare maggiormente sui datori di lavoro.

Il segretario della Cgil Maurizio Landini appoggia in linea di principio la proposta di aiuti alle imprese che siano in qualche modo “condizionati”.

Anche perché si fa sempre più seria, oltre che evidente, la questione riguardante il “sostenere redditi, salari e pensioni, a partire da quelli più bassi”.

Un’idea che appoggia anche il segretario Uil Pierpaolo Bombardieri, secondo cui la strada da percorrere è quella dell’aumento dei salari al fine di “evitare il crollo della domanda”, oltre che “la chiusura delle aziende e ulteriore disoccupazione”.

Crolla il Pil, ma non troppo: le aspettative erano persino peggiori

Come si era già anticipato il primo trimestre chiude con una perdita dello 0,2% rispetto al precedente, nel quale, seppur in modo decisamente sostenuto, l’aumento dello 0,7% aveva lasciato sperare un miglioramento.

Ma non è proprio così. Il calo previsto dal Def, infatti, era pessimista rispetto al quadro attuale, dove ci si ferma al -0,2% contro il -0,5% stimato.

Una perdita, quella di questo semestre, che porta a una riduzione sul calcolo del Pil annuale che alla fine del 2021 era stato stimato al +2,3%.

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