Tragedia del Mottarone, a un anno dall’incidente trapela la verità: “Ecco cosa ha corroso i fili”

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A distanza di quasi un anno dalla terribile tragedia del Mottarone la verità non è ancora venuta a galla, ma le conclusioni sembrano essere vicine, e portano tutte verso l’incuria nei confronti delle procedure di manutenzione dei cavi: ecco cosa li ha corrosi

A una settimana dall’anniversario è giunto il momento di fare i conti con la tragedia del Mottarone, nella quale persero la vita 14 passeggeri.

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Da quel 23 maggio del 2021 i famigliari dei parenti delle vittime non hanno ricevuto giustizia, ma la conclusione sembra essere vicina.

A svelare la verità le analisi dei periti, che hanno analizzato i cavi e l’intera struttura che sorreggeva la funivia che, staccandosi, ha provocato la morte di 14 innocenti.

Incidente del Mottarone: la verità dietro le analisi dei periti

Era il 23 maggio dello scorso anno quando la cabina numero tre, in una domenica che doveva essere di vacanza, si è staccata dai cavi portanti, finendo in una corsa impazzita che sarebbe potuta essere fermata dai freni d’emergenza.

Freni che però non esistevano più, in quanto erano stati disinseriti con dei “forchettoni”.

Era stato questo il punto di partenza delle indagini nell’incidente del Mottarone, che ha spinto gli investigatori a proseguire per la via non solo della manomissione volontaria, ma dei mancati controlli che hanno condotto al deterioramento dei cavi.

Come riporta il Corriere, per cinque lunghi anni la corrosione interna ai cavi ha indebolito il tratto più sottile della fune fino a quando non è ceduta sotto il peso della funivia e dei passeggeri.

Passeggeri che, si sa, si sarebbero potuti salvare se solo i freni non fossero stati disinseriti con dei forchettoni.

Ma non solo. Quelle 14 vite sarebbero state messe in salvo con qualcosa di semplicissimo: la manutenzione periodica. 

Tutto un errore di manutenzione?

Non si sa ancora la totale certezza, ma dalle prime indiscrezioni trapelate emerge, di fatto, quello che sospettavano gli inquirenti.

Sotto il mirino il contratto di manutenzione da 150mila euro sottoscritto con la Leitner di Vipiteno, il colosso mondiale nella manutenzione degli impianti a fune attualmente indagato  per omicidio colposo plurimo ,lesioni gravissime colpose e rimozione di sistemi di sicurezza con le stesse Funivie e 12 persone fisiche.

Le analisi tecniche delle componenti

Il gip ha disposto una perizia attraverso la quale si è potuti e si potrà analizzare ogni singolo componente della cabina, e i cui risultati ufficiali arriveranno nelle prossime settimane.

Come riporta il Corriere, si potranno avere maggiori certezze non appena i tecnici analizzeranno al microscopio elettronico i trefoli, i singoli fili di acciaio che, intrecciati, andavano a costituire l’intera fune che aveva il “compito” di trainare il carrello della cabina al quale quest’ultima era agganciata tramite la testa fusa.

 

Stando a quanto dichiarato da alcune fonti, la fune si sarebbe rotta a meno di mezzo metro dalla testa fusa che è rimasta integra, il tutto a causa di una progressiva corrosione che si sarebbe potuta evitare attraverso la manutenzione periodica.

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Ed è proprio questo il punto: l’operazione andava fatta ogni tre mesi e prevedeva lo smontaggio del manicotto che contiene la testa fusa, nel quale si sarebbe dovuto sostituire il grasso in cui si trova e che è finalizzato a proteggerla da varie infiltrazioni di sorta.

Intervento, questo, che non è stato realizzato dal 2016, anno di costruzione della testa fusa, che sarebbe dovuta essere definitivamente cambiata a novembre dell’anno scorso.

Ma cosa ha corroso i fili?

Fermo restando l’ipotesi più accreditata, da quanto trapela, della corrosione dei fili dell’impianto, è attraverso un’analisi al microscopio elettronico che si potrà stabilire quale sia stato il fattore che ha portato alla corrosione dei fili.

E’ quanto emerge dalle parole di Antonello De Luca, uno dei periti incaricati dal gip di effettuare le analisi sulle componenti tecniche della funivia. Ed è sempre lui a dichiarare la presenza di un “quadro più chiaro”.

Secondo Federico Samonini, rappresentate legale della Scf Monterosa srl incaricata da Leitner di svolgere vari interventi di manutenzione, la questione è legata “a qualcosa dall’interno”, come ha dichiarato al procuratore Olimpia Bossi durante l’interrogatorio come indagato.

“Per me il manto esterno è sempre stato omogeneo e dall’interno ha cominciato a deteriorarsi, fino a quando non ha avuto più l’efficienza per sostenere”, ha aggiunto. Quand poi il procuratore chiede maggiori chiarimenti in merito, a suo parere sono due le potenziali cause:

  • La corrosione è stata causata da alcune infiltrazioni di acqua che, penetrando nella fune, l’ha arrugginita
  • O residui della realizzazione della testa fusa, per la cui costruzione viene utilizzato il cloruro di zinco, un agente “altamente corrosivo” che deve essere subito eliminato con un lavaggio molto preciso.

Rimane sempre ferma, però, la questione dei freni, che se fossero stati funzionanti avrebbero permesso alla cabina di scivolare qualche metro dietro e fermarsi.

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