“Ti do fuoco la notte”: le terrificanti minacce della ‘ndrangheta contro la Spumador

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La Spumador S.p.a. è finita nel mirino dell’amministrazione giudiziaria: colpa dell’infiltrazione della ‘ndrangheta. Adesso sarà necessario condurre indagini più approfondite.

La Spumador S.p.a. è una nota azienda di bibite gassate, la sua nascita risale al lontano 1888 a Cermenate, in provincia di Como, dove ha ancora il suo stabilimento principale. Le loro bevande hanno spopolato nel 1938 quando Antonio Verga, figlio dei fondatori, inventò la ‘Spumador Classica’, ancora oggi consumatissima e nota come ‘1938’.

Negli anni la produzione si è diversificata fino a creare un azienda dal fatturato annuo superiore ai 200 milioni di euro, sul quale la ‘ndrangheta ha puntato l’occhio. Non è la prima volta che il nome dell’azienda salta fuori durante un’inchiesta del Tribunale di Milano, che nel recente Novembre 2021 portò all’arresto di 54 persone.

Adesso lo stesso tribunale ha disposto un secondo provvedimento dopo le indagini condotte dalla Polizia di Como; secondo quando riportato dal pm Paolo Storari, è saltato fuori “un presunto meccanismo criminoso che puntava ad ottenere il controllo totale delle commesse di trasporto della società”.

Il controllo è scattato dopo “reiterate condotte estorsive, aggravate dal ricorso al metodo mafioso, ai danni di dirigenti e dipendenti della committente, di fatto assoggettata al volere degli ‘ndranghetisti, che imponevano le loro condizioni economiche” all’azienda di soft drink.

L’infiltrazione mafiosa sarebbe iniziata già nel 2018, facilitando così l’inserimento in commercio delle loro società fraudolente. Al caso è stato affidato anche l’amministratore giudiziario il professore Alberto Dello Strologo, che affiancherà le indagini per “analizzare i contratti in corso nel precipuo settore di infiltrazione”, per capire il meccanismo di trasporto merci e cercare altri eventuali soggetti legati alla ‘ndrangheta.

Minacce e aggressioni per accaparrarsi l’80% dei profitti

Nella sentenza del Tribunale è stato sancito un “totale assoggettamento della Spumador S.p.a. alle pretese estorsive avanzate dagli esponenti della famiglia Salerni con modalità tipicamente mafiose”. Fatto ancora più grave è che sembra che la direzione dell’azienda fosse consapevole del giro mafioso ma che sia per tutti questi anni “rimasta inerte” perché terrorizzata dalle minacce.

A guidare le violenze e le minacce nei confronti dei dirigenti sono stati i fratelli Attilio e Antonio Salerni, già arrestati a Novembre durante la maxi inchiesta milanese. Finire dietro le sbarre non è bastato, perché a continuare i rapporti ‘lavorativi’ con la Spumador ci hanno pensati altri soggetti affiliati ai Salerno, prendendo in carico le spedizione dell’azienda tramite società fittizie e tutte riconducibili sempre ai Salerno.

Ancora, nel decreto dei giudici è stato sottolineato come la ‘ndrangheta abbia usato la violenza e le minacce per infiltrarsi nell’azienda: tra gli episodi di estorsione non solo intimidazione e minacce di morte o di mandare a fuoco l’azienda, anche l’aggressione fisica è stata usata contro un magazziniere per “ottenere l’assegnazione di alcune tratte a discapito delle aziende concorrenti. Si tratta di minacce di morte e di fare stragi all’interno dell’ufficio”.

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