Siccità nel Po, la situazione è sempre più drammatica | L’acqua del mare risale il fiume: cos’è il cuneo salino?

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Il cuneo salino è a un record che preoccupa assieme a quello della siccità del Po. E le conseguenze potrebbero essere davvero gravi

Si aggrava la situazione del Po, il fiume più lungo d’Italia.

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L’emergenza siccità resta alta e, nonostante la diminuzione della portata, il prelievo resta sempre lo stesso.

Ma non solo.

Un altro preoccupante record è stato registrato, ed è quello del cuneo salino, che non era mai stato così alto.

Record, questi, che potrebbero portare a delle conseguenze devastanti sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico.

Emergenza Po, cos’è il cuneo salino e quali rischi?

Il cuneo salino consiste nel fenomeno della risalita delle acque del mare nel fiume. In pratica l’acqua salata risale attraverso il delta, mischiandosi a quella dolce.

Questo fenomeno accade quando la portata del fiume non è in grado di poter contrastare la risalita del mare.

L’acqua salata viene così schiacciata più in basso dall’acqua dolce che, essendo più leggera, rimane in superficie.

La risalita del cuneo salino nel Po è senza precedenti, a si trova, attualmente, a 30 km dalla foce proprio a causa della siccità.

Un record senza precedenti che sta preoccupando tantissimo gli esperti del settore.

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Tale situazione potrebbe, infatti, pesare a breve sulla produzione agricola e sull’ecosistema.

A chiarire alcuni dubbi in merito al Corriere della Sera sono Stefano Calderoni, Presidente del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara e Anna Gavioli, biologa del Parco Regionale del Delta del Po.

Entrambi hanno segnalato come il fenomeno del cuneo salino sia aumentato negli ultimi anni a causa del cambiamento climatico e che, oggi, sta raggiungendo dimensioni preoccupanti.

La salinità dell’acqua, infatti, ha raggiunto secondo gli esperti valori che sono il doppio rispetto a quelli registrati negli anni passati

Il problema a breve termine riguarda il prelievo delle acque superficiali che, a causa della salinità, non possono essere utilizzate per l’irrigazione.

Sul lungo termine, invece, preoccupa la possibile infiltrazione dell’acqua salina nel sottosuolo che potrebbe così essere inquinato.

Le falde, se permeate da acqua salata, renderebbero impossibile l’estrazione di quella dolce, compromettendo anche le coltivazioni circostanti.

La salinizzazione del Po, inoltre, potrebbe causare gravi problemi all’ecosistema vegetale e animale.

Quest’ultimo, non trovando una situazione agevole in cui vivere, potrebbe spostarsi verso ambienti che la Gavioli definisce più “tollerati”.

Ad ogni modo per l’Osservatorio della crisi idrica del Po ha segnalato un altro aspetto critico: “Attualmente il contributo esclusivo di risorsa idrica ai livelli attuali del Po è garantito solo dall’approvvigionamento dei corsi d’acqua Adda, Ticino, Dora e Mincio alimentati dai grandi laghi tra i quali il Maggiore, che si è riportato in quota; oltre al Garda, che già beneficiava di un buon quantitativo invasato”.

Un quadro, questo, già fortemente critico, ma che potrebbe essere aggravato dal problema delle centrali idroelettriche e quello dell’approvvigionamento degli acquedotti, considerando che tali centrali non sono in grado di desalinizzare l’acqua.

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