Addio a BringanTony, maestro di catanesità: ecco chi è stato

Ci ha lasciato a 74 anni BringanTony, il popolare e amatissimo cantautore etneo, simbolo della catanesità e del suo dialetto sconsacrante del mondo.

Chiunque sia nato e cresciuto a Catania sa bene chi sia stato BringanTony, un vero e proprio maestro, un uomo saggio e di cultura che tramite le sue canzoni esagerate e sconsacranti era in grado di raccontare la catanesità che ci piace, quella che sa come ridere, anche in mezzo a una tragedia. Perché l’essenza del catanese è guardare sempre il bicchiere mezzo pieno, usando la “liscia”, ovvero il saper essere scanzonati e poco seri, come scudo.

BriganTony
Fonte: Facebook

Questo ha rappresentato per generazioni di catanesi BringanTony, alias Antonino Caponnetto, un uomo semplice e di quartiere, ma che sapeva il fatto suo. Da tempo la sua salute era precaria, tanto che aveva deciso di ritirarsi dalle scene. Tuttavia, negli ultimi giorno il suo stato di salute era notevolmente peggiorato, ricoverato in rianimazione da lunedì, il cantante si è spento questa mattina.

A dare la notizia della sua morte è stata la figlia Giusy su una pagina Facebook dedicata a suo padre: “Ci ha lasciati, ma solo fisicamente, lasciando a tutti noi un vasto repertorio musicale indelebile, irripetibile e inimitabile”. Un repertorio che rimarrà tradizione e cultura popolare dei tanti catanesi che sui social stanno omaggiando BriganTony per il patrimonio artistico e umano che è stato in grado di creare.

BriganTony, ovvero l’anima della Catania che si sapeva divertire

Con BriganTony se n’è andato anche il racconto del catanese. Nato nel quartiere Cibali, vicino lo stadio, di Catania nel 1948, a 28 anni decide di emigrare in Belgio per fare fortuna fuori come muratore. Alla fine degli anni Settanta incide il suo primo disco “A bella vita”, facendosi spazio tra la tradizione popolare siciliana.

BriganTony durante un concerto
Fonte: Facebook

La musica di Brigantony, però, spazia nei generi. Tarantella siciliana, rock, dance e blues convivono tutte sotto la sua scelta artistica. L’importante, però, è far ridere e riflettere mediante l’ironia. Per quanto, infatti, le sue canzoni siano sboccate, quasi limite della volgarità, e con un linguaggio abbastanza forte e colorito, in realtà sono lo specchio di una società complessa ed eterogenea come quella catanese.

Ecco perché il repertorio del cantante vanta anche canzoni impegnate, anche se a primo ascolto non si direbbe. E’ possibile fare critica sociale, infatti, non solo con l’indignazione, ma anche con la goliardia e la “liscia”, quel prendere in giro di cui parlavamo prima. Le parolacce, le sconcerie e i doppi sensi, fanno da contraltare a uno spaccato di vita vera. I testi di BriganTony veicolano messaggi sociali, li possiamo ascoltare nella sua canzone “Kala Bula” che denuncia l’abusivismo nei mercatini o in “A Puppera”, canzone contro l’AIDS.

Ma molte canzoni affrontano anche il tema dell’omosessualità. ” Padre Tamarindo”, parla proprio del sesso e dell’omosessualità tra gli uomini di chiesa, parlandone però con leggerezza, dimostrando come non ci sia nulla per cui scandalizzarsi, anzi tutto il contrario. Eppure, la canzone più famosa di BriganTony resta sicuramente la parodia sulla canzone degli Europe “The Final Countdown”, Mi stuppai ‘na fanta, ovvero mi sono aperto una fanta.

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